Il gennaio dei sogni infranti

04.01.2020 16:55 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: L’editoriale di Gabriele Chiocchio
Il gennaio dei sogni infranti

Altro giro, altro anno, altro mese di gennaio, altra sessione di mercato che si spera possa migliorare la Roma ove possibile. “Ove possibile”: di solito è questo il concetto che si fatica a digerire, con il classico bombardamento di voci ancora più confusionario quando ci sono ancor meno risorse che nel mercato estivo. Facciamo, allora, un breve riassunto della situazione: la Roma già spende più di quel che ricava e per questo, limitandoci a questo mese, tendenzialmente potrà far entrare solo una volta che avrà fatto uscire. Si può pensare di sostituire Kalinic solo se si troverà una sistemazione per Kalinic, si potrà pensare a migliorare il pacchetto dei centrali difensivi solo quando un Juan Jesus o un Fazio - difensori meno utilizzati da Fonseca, specialmente il brasiliano che è stato superato nelle gerarchie anche dall’acerbo Mert Cetin - saranno ceduti, eccetera. Fin qui, tutto nella norma; la novità è rappresentata dal possibile (e tale sarà, finché non sarà certo) cambio del proprietario del pacchetto di maggioranza del club. La trattativa tra il gruppo di investitori capitanati da James Pallotta e il Friedkin Group, che ormai non è più un’indiscrezione, ma una certezza, come la stessa Roma ha dovuto comunicare su richiesta della Consob, ha fatto cominciare a sognare tifosi (legittimo, almeno fino a un certo punto) e addetti ai lavori (decisamente meno). “Niente più plusvalenze”, “finalmente si gioca per vincere” e altri stucchevoli ritornelli cozzano con la semplice logica consequenziale. Sorvolando sulla presunta non volontà di primeggiare della proprietà che potrebbe a breve passare la mano, per evitare di dover pareggiare disavanzi di bilancio con le cessioni, le strade sono sempre le stesse: ridurre i costi  - quindi, cedere rimpiazzando con chi costa meno - e aumentare i ricavi, in modo trasparente o anche meno trasparente, ma nel secondo caso Friedkin - o chi per lui - dovrebbe, ad esempio, sponsorizzare la Roma per un centinaio di milioni di euro annui, cifra che, oltre a essere irrealistica, sforerebbe di un tantinello i parametri del fair value ammessi dall’UEFA. L’UEFA, altro nemico che mette paletti da dribblare il più possibile: cambiare proprietà non permette “anni franchi” dalle regole del financial fair-play, come altra leggenda mediatica (e non solo) vorrebbe. Tanti sogni che si infrangono, in un gennaio fin troppo lungo, che quest’anno potrebbe avere anche una ulteriore coda.