Cosa resterà del derby

30.09.2018 16:00 di Alessandro Carducci Twitter:   articolo letto 16966 volte
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci
Cosa resterà del derby

Potrebbe essere stata una di quelle vittorie spartiacque della stagione. Di quelle che, per parlarne, si finisce sempre per citare il film Sliding Doors.
Lo capiremo più avanti ma, intanto, possiamo già capire cosa resterà di questo derby.
Tre punti a parte (che vista la classifica della Roma sono importantissimi), dalla stracittadina sono emersi molti spunti di riflessione.
Innanzitutto abbiamo visto lo stesso spirito di gruppo della gara contro il Frosinone. La stessa grinta e voglia di far bene, ingredienti alla base di qualsiasi squadra che voglia fare un campionato decente.
Poi la seconda prova consecutiva positiva di Santon. Sia fisicamente che tatticamente ha confermato quanto di buono fatto vedere mercoledì e, dopo le critiche di inizio stagione, questo attestato di fiducia sarà importantissimo per dargli ancora più sicurezza nei propri mezzi.
Bravo anche Di Francesco nel voler tentare questa mossa a sorpresa, con Florenzi che ha corso tantissimo per proteggere la fascia da cui la Lazio avrebbe tentato maggiormente di attaccare.
Conferme positive anche per il modulo: se è vero che è l'atteggiamento a essere cambiato, è anche vero che con il 4-2-3-1 la squadra sembra trovarsi più a suo agio. Il problema è l'aver costruito la rosa per il 4-3-3 e, infatti, con il 4-2-3-1 Pellegrini e Cristante faticano mentre De Rossi e Nzonzi non hanno riserve.
Pastore, invece, si trova perfettamente a proprio agio e, nello spezzone di partita disputato, ha fatto vedere buone cose anche dal punto di vista del dinamismo, legato probabilmente a una fiducia ritrovata dopo il gol di tacco con il Frosinone (si torna sempre all'aspetto mentale).
L'unica nota negativa è rappresentata da Edin Dzeko. Sempre a proposito di atteggiamento, quello del bosniaco è estremamente negativo. Non è un bel segno quando, invece di rincorrere un pallone, si perde tempo a discutere con un compagno, come accaduto nella ripresa con El Shaarawy. Da quel momento Dzeko ha smesso di giocare per parecchi minuti, scuotendo la testa, tentando azioni personali e smettendo di combattere.
Fa bene Di Francesco a difenderlo pubblicamente perché l'obiettivo è di recuperare l'ex bomber del City, non di affossarlo, ma ha trasmesso una profonda negatività ed è lo stesso atteggiamento che sta avendo ormai da settimane.