Cambio Campo - Turco: "Il Torino è stato più determinato della Roma in Coppa Italia. Le due vittorie dei granata non sono casuali"
Torna l'appuntamento con "Cambio Campo", la rubrica di Vocegiallorossa.it nella quale, prima di ogni partita della Roma, vi proponiamo un'intervista ad un giornalista che segue la squadra avversaria.
L’ospite di oggi è Fabrizio Turco, giornalista de La Repubblica, con il quale abbiamo parlato di Torino-Roma.
Il Torino ha superato la Roma solo pochi giorni fa, eliminandola dalla Coppa Italia. In quali aspetti i granata ti sono sembrati superiori ai giallorossi?
"Il Torino non è superiore alla Roma per qualità tecnica o per profondità della rosa. È stato superiore nel senso che aveva la piena consapevolezza di giocarsi l’ultima chance per dare un senso alla propria stagione e ha cercato di sfruttarla al meglio, riuscendoci. La Roma, invece, mi è parsa una squadra certamente molto rimaneggiata, piena di assenze dovute agli infortuni, ma anche con meno determinazione e meno volontà feroce di superare il turno".
In questa stagione il Torino ha battuto la Roma in entrambe le sfide disputate. Come spieghi questo doppio successo dei granata?
"Credo che ci sia anche una componente di casualità, non nelle vittorie in sé, che non sono state casuali, ma nel fatto che non vedo un vero filo conduttore tra i due successi. Il Torino è arrivato a Roma in campionato a metà settembre e quella partita è stata completamente diversa rispetto a quella giocata martedì in Coppa Italia. Diversa sotto ogni punto di vista: tecnico, perché gli attori in campo erano differenti, e tattico, perché è stata proprio un’altra partita. Mi sembra quindi che siano state due gare distinte: nella prima la Roma ha forse preso un po’ sotto gamba il Torino, che è stato bravo ad approfittarne; nella seconda, invece, il Torino aveva probabilmente motivazioni maggiori rispetto alla Roma, perché si trattava di salvare il salvabile e dare un senso alla stagione. La Roma, invece, aveva altri obiettivi e altre situazioni da gestire".
Siamo arrivati al giro di boa del campionato: ti aspettavi un rendimento diverso dal Torino nel girone d’andata? E che cosa ti aspetti invece dalla squadra nel girone di ritorno?
"Sotto certi punti di vista sì, sotto altri no. Se analizziamo l’andamento del Torino negli ultimi anni solari, cosa che avevo fatto anche per il giornale intorno a Capodanno, emerge come sia sempre stata una squadra da decimo posto in campionato. Lo è stata nel 2025, lo è stata nel 2024.
C’è poi un undicesimo posto nel periodo post Covid, con due stagioni rese complicate dalla pandemia, in cui il Torino si è salvato per un soffio nelle ultime giornate e probabilmente, in una delle due, avrebbe anche meritato la retrocessione. Da quel momento in avanti, con l’avvento di Juric, le cose si sono stabilizzate, ma sempre intorno al decimo posto, che rappresenta un po’ il limite e il risultato di queste stagioni granata.
Cosa mi aspettavo? Mi aspettavo, volendo, qualcosa in più per le potenzialità soprattutto dell’attacco. Ci sono però grossi limiti nella rosa, a centrocampo e sulle fasce in particolare, ma anche in difesa. È una squadra costruita, secondo me, male in origine. E così, nel girone di ritorno, diventa difficile anche darsi degli obiettivi, perché in questo momento la zona Europa è lontana quanto lo è la zona retrocessione. Si rischia davvero di vivere un girone di ritorno in cui si vivacchia, senza avere grandi obiettivi".
I granata arrivano da quattro sconfitte nelle ultime cinque partite giocate in casa. Che tipo di partita dobbiamo aspettarci in questa occasione?
"È difficile dirlo quando si parla del Torino, perché è una squadra capace di fare tutto e il contrario di tutto, ed è esattamente ciò che è successo per tutto il girone d’andata. Ha battuto la Roma all’andata, ma ha preso cinque gol in casa dal Como. Ha giocato un buon derby e poi ha perso contro il Milan 3-2 dopo essere andato sul 2-0. Ha perso male a Lecce e, allo stesso tempo, ha disputato anche alcune buone partite. Questo rendimento altalenante è una costante dall’inizio dell’anno: una squadra che non ha ancora una vera identità, certamente non ha equilibrio e manca di continuità di rendimento".
La Roma può ora contare su due nuovi rinforzi offensivi, Robinio Vaz e Donyell Malen. In che modo, secondo te, potrebbero incidere sull’assetto e sul gioco della squadra di Gasperini?
"Non conosco così bene le dinamiche giallorosse da poter dire quanto possano incidere i due nuovi rinforzi arrivati. La vera domanda, però, è una e soltanto Gasperini potrà darci una risposta direttamente sul campo. Sarà capire quanto i due giocatori arrivati all’ultimo momento potranno essere utili da subito, magari già oggi o più probabilmente nelle prossime giornate, oppure quanto Gasperini vorrà prendersi del tempo per inserirli con cautela nel gioco della Roma nelle prossime settimane. Sarà quindi interessante osservare le scelte dell’allenatore per capire come e se vorrà intervenire sulla squadra fin da subito".
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 20/2010 del 11/11/2010
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale: Alessandro Carducci
© 2026 vocegiallorossa.it - Tutti i diritti riservati