La settimana dell'OPA, tutto quello che c'è da sapere

06.11.2020 12:45 di Alessandro Carducci Twitter:    Vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Alessandro Carducci
La settimana dell'OPA, tutto quello che c'è da sapere
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

È una settimana importante, questa, per la Roma. Dopo la vittoria contro la Fiorentina, gli impegni di Europa League (Cluj) e di campionato (contro il Genoa).
In ambito societario, oltre al casting in corso per il ruolo di DS, questa è la settimana che vedrà concludersi l’OPA, l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Friedkin dopo aver rilevato la maggioranza del pacchetto azionario della Roma. La scadenza è fissata per oggi e per la proprietà è una tappa importante per proseguire nel programma di rafforzamento del club.

OPA – Cos’è l’OPA? È L’offerta pubblica di acquisto che si rende obbligatoria – come specificato sul sito della Borsa Italiana – quando un soggetto “venga a detenere una partecipazione superiore alla soglia del trenta per cento ovvero a disporre di diritti di voto in misura superiore al trenta per cento. Il soggetto in questione ha l'obbligo di promuovere un'offerta pubblica di acquisto rivolta a tutti i possessori di titoli sulla totalità dei titoli”.

LA SITUAZIONE – Ad agosto, Dan Friedkin ha rilevato da James Pallotta l’86,6% del pacchetto azionario della Roma. Si è resa dunque obbligatoria l’OPA per il restante 13,4% del pacchetto azionario al prezzo di 0,1165 per azione, lo stesso prezzo corrisposto a Pallotta e soci. L’obiettivo è di rastrellare le azioni mancanti per operare il delisting.

DELISTING – Tecnicamente, si tratta della “revoca della società dalle negoziazioni di Borsa”, così come si legge sul sito della Borsa. Volgarmente, è il modo per uscire dal mercato azionario, dalla Borsa.
Ricorre l’obbligo di effettuare il delisting quando un soggetto possiede almeno il 95% delle azioni. In questo caso, si lancia l’OPA residuale, cioè con la finalità di comprare le restanti azioni sul mercato dopo il termine dell’OPA classica. Se invece un soggetto detiene il 90% delle azioni, non c’è più l’obbligo ma si ha semplicemente il diritto a chiedere il delisting, a meno che la quota del 90% non scenda entro un periodo di tempo determinato, con il conseguente obbligo di acquistare le azioni rimanenti da chi fosse disponibile a cederle (al prezzo dell'OPA precedente). Poiché Friedkin ha fatto chiaramente capire di voler uscire dalla Borsa, è scontato che con il 90% delle azioni provvederebbe a effettuare il delisting.

COSA SUCCEDE SE NON SI RAGGIUNGE IL 90% - Ad oggi, appena l’1,29 % del flottante è stato rilevato da Friedkin. Qualora non dovesse essere raggiunta la famigerata soglia minima per chiedere il delisting, Friedkin non potrebbe uscire adesso dalla Borsa ma l’operazione sarebbe solamente rimandata. Infatti, verrà sottoposta alla prossima Assemblea un aumento di capitale per 210 milioni a cui tutti gli azionisti, nel caso, dovranno contribuire, in rapporto alle azioni possedute. Qualora un azionista non volesse investire, la quota delle azioni possedute sarebbe così diluita e la proprietà è probabile che possa raggiungere così il 90% delle azioni, a seguito del prossimo o dei prossimi aumenti di capitale.

PERCHÉ LA ROMA VUOLE USCIRE DALLA BORSA – Secondo i nuovi proprietari, con il delisting si avrebbe un’accelerazione del processo di rafforzamento e si risparmierebbero delle risorse da impiegare nel club. La società punta ad avere maggiore agilità e minori incombenze burocratiche, cui sono obbligate tutte le società quotate, oltre a minori incombenze informative e, comunque, una generale semplificazione dei processi decisionali e operativi.
Tra l’altro, da alcuni mesi la società giallorossa è costretta dalla CONSOB a fornire un bilancio mensile all’organo di controllo della Borsa, con un aggravio dal punto di vista burocratico per i giallorossi.
C’è anche un motivo economico, poiché il club ha degli obblighi informativi e legali che costano parecchi soldi che potrebbero essere investiti diversamente.

PERCHÉ GLI AZIONISTI DOVREBBERO ACCETTARE – Qualora Friedkin dovesse raggiungere almeno il 90% della quota azionaria, chiederebbe il delisting e, una volta fuori dalla Borsa, non ci sarebbe più l’interesse a comprare (eventualmente) le azioni rimanenti che, non potendo più essere vendute al mercato, sarebbero difficilmente collocabili, se non trovando dei privati disposte ad acquistarle. Se, invece, l’imprenditore americano non dovesse raggiungere il 90% di azioni possedute, e fosse quindi impossibilitato a uscire dalla Borsa, allora gli azionisti sarebbero chiamati a contribuire all’aumento di capitale che la società ha in programma (e a quelli futuri) oppure vedrebbero nel tempo diluite le loro quote, con la possibilità che Friedkin arrivi lo stesso, nel tempo, a possedere il 90% e a effettuare il delisting.