Convincenti ma non vincenti

10.03.2016 21:24 di Claudio Lollobrigida Twitter:    vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Claudio Lollobrigida
Convincenti ma non vincenti
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

La mentalità. I comportamenti. Le parole di Spalletti nel post Real Madrid non lasciano spazio a repliche, per due concetti che sono diventati quasi un'ossessione per il tecnico di Certaldo: "La realtà dice che dobbiamo crescere come realtà e cattiveria, siamo deboli anche se ci sono capitate occasioni. Alla prima occasioni non siamo la squadra del livello che dovremmo. L'essere tranquilli o soddisfatti di queste due partite mi angoscia: figurati a che livello eravamo caduti di testa se siamo contenti dopo due sconfitte per 2-0".

Bastano, quindi, due ottime prestazioni costellate da tanti errori sotto rete, seppur contro una squadra oggettivamente più forte, per guardare con favore all'eliminazione dalla Champions League? Guai a far trapelare questo messaggio, almeno sotto la attuale guida tecnica. Spalletti ha capito che in questa squadra, in questo ambiente, è sempre molto facile adagiarsi sui proverbiali allori, e accontentarsi di vedere gli altri vincere trofei e passare turni, a fronte prestazioni convincenti ma non vincenti.

Il campanello di allarme scatta già nella gara di andata, quasi fotocopia della partita del Bernabeu: buonissima Roma, tante occasioni gettate alle ortiche, e gli spagnoli che alla prima occasioni puniscono i giallorossi. Parole al miele di tifosi e stampa verso la squadra, coccolata di fronte alla sconfitta.

Stesso discorso per la seconda gara di Spalletti al suo ritorno, allo Stadium contro la Juventus: sconfitta per 1-0, Roma che si difende bene ma che colleziona il misero bottino di 1 tiro nello specchio della porta. Impossibile vincere con questo atteggiamento e, nonostante il gol di Dybala che decide l'incontro, anche questa volta i giudizi verso i giallorossi sono miti per via della resistenza apportata a una Juve non certo irresistibile.

Questo esercizio di adagiamento avveniva in maniera quasi sistematica con Garcia che, almeno pubblicamente, difendeva a spada tratta i propri giocatori in ogni circostanza. A tal punto che l'1-1 con il Barcellona, gara di esordio di questa Champions League, venne imbellettato in maniera quasi spasmodica. Un pari contro la squadra più forte del mondo non è sicuramente da buttare, ma è bene ricordare come sia arrivato: soltanto una pazzesca conclusione di Florenzi da metà campo ha consentito alla Roma di uscire indenne dal confronto.

Tornando alla scorsa stagione, la squadra, frastornata dall'1-7 contro il Bayern Monaco, affronta il ritorno all'Allianz Arena con il motto "limitare i danni" cucito sulla casacca: la formazione ultradifensivista schierata da Garcia un chiaro messaggio ai calciatori, autori di una non-gara tornando dalla Germania con solo due gol sul groppone e una moderata soddisfazione. Ma per cosa?

La gara che diede le prime avvisaglie della fine della Roma di Garcia fu il 2-2 con il Sassuolo quando, complice un grave errore di De Sanctis, i giallorossi si trovarono sotto di due reti in poco tempo. Superato lo shock iniziale, la squadra riuscì a riprendersi e ad agguantare il pari. Ambiente, squadra e allenatore ancora una volta sollevati dal punto e dalla reazione, con la Juventus - allora ancora alla portata - che intanto non va oltre lo 0-0 con la Fiorentina. Ennesima occasione sciupata.

Atro contesto, altre aspettitve, altro pedegree di prestazioni, stesso risultato: all'Etihad, contro il Manchester City, la Roma sfodera ancora una prestazione poderosa in casa di un avversario proibitivo. 1-1 finale, con Totti che risponde ad Aguero grazie anche a una tardiva uscita di Hart. Ma anche tantissime occasioni per gli inglesi e giallorossi che, con un po' più di precisione e cinismo - difetto mai corretto - avrebbe potuto aspirare alla vittoria. Pari di Manchester accolto come un trionfo da tutti ma, di fatto, la squadra ha poi affrontato il resto del torneo nella maniera peggiore.

Questi atteggiamenti troppo amichevoli e poco critici verso il lavoro si sono tradotti in vari insuccessi nel corso degli ultimi anni. Serve una svolta, veloce e radicale. Spalletti dixit.