C'era una volta Sarri: il mago delle punizioni

13.12.2015 07:00 di Alfonso Cerani   vedi letture
C'era una volta Sarri: il mago delle punizioni
Vocegiallorossa.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

C'è chi dice ne abbia venti, chi addirittura trentatré. Balletto delle cifre a parte, Maurizio Sarri è considerato all'unanimità il guru degli schemi su calcio piazzato. Non si tratta di semplici disposizioni che si insegnano alla scuola calcio, ma sono dei veri e propri prodigi della tecnica. D'altronde, le statistiche parlano chiaro: circa il trenta per cento dei gol realizzati nei cinque maggiori campionati europei (dove l'equilibrio regna sovrano) arriva su calcio da fermo. Deleterio dunque, per una squadra che mira a vincere un campionato, non essere preparata in materia, soprattutto per sbloccare o vincere partite che paiono ibernate. Ma ciò che fa Sarri va oltre: per lui disegnare uno schema per battere una punizione o un calcio d'angolo è un'arte. Questo almeno fino alla scorsa stagione, quando il suo Empoli segnava quasi il 50% dei gol su palla inattiva. Quest'anno la percentuale si è abbassata drasticamente, con uno solo dei 28 gol segnati finora giunto su calcio da fermo: la punizione di Insigne contro il Milan. Ciò significa che il Napoli è, insieme a Palermo e Udinese, tra le squadre che non hanno ancora avuto un rigore a favore. Ma questa è un'altra storia...

«Lo schema a palla ferma ha tre componenti-base: i tempi, i movimenti e la zona di caduta della palla. Se ne salta uno, non fai gol nemmeno alla difesa peggio schierata. Se li fai bene tutti e tre, fai gol anche alla difesa meglio schierata. E poi li cambiamo di partita in partita secondo le caratteristiche degli avversari, andiamo a pescarli nel nostro repertorio». Da queste parole di Sarri si comprende il perfezionismo di un tecnico e quanta attenzione dedichi al singolo episodio. Durante le partite del Napoli, nelle situazioni di calcio da fermo si vede il Jorginho, o il Valdifiori di turno, fare un cenno con la mano indicando sostanzialmente uno, due o tre con le dita. Il riferimento è ovviamente agli schemi da adottare. Perché è vero che Sarri dispone di diverse soluzioni sui calci piazzati, ma sostanzialmente (e anche in base a come si muovono i suoi avversari) ne sceglie tre. Questa scrematura, oltre a semplificare le cose ai giocatori, ha anche la funzione di sviare l'intelligence delle altre squadre, le quali, soprattutto ora che Sarri è un tecnico “mainstream”, si sono messe a studiarlo attentamente. Una curiosità rende bene l'idea: il fatto di aver dato a ogni schema il nome di un membro dello staff tecnico. «Se gli avversari imparano i nostri schemi – ha raccontato – io cambio i loro nomi, così non li capiscono in anticipo». Ma il tecnico, nato a Napoli e cresciuto in Toscana, non si fa intimorire da questo e si avvale di uomini di fiducia che lo supportano nella preparazione degli schemi. Ad aiutarlo c'è infatti un collaboratore specifico incaricato di analizzare i movimenti degli avversari sui calci da fermo nelle diverse posizioni del campo. Da una sua tesi a Coverciano, prodotta durante un corso organizzato dalla FIGC, si capisce che dedica tante attenzioni a come questi si muovono soprattutto sulle punizioni da posizioni laterali.

La cura maniacale del mister prevede anche schemi sul calcio d'inizio, studiando come gli avversari si muovono fin dai primi secondi della partita, in particolare se tendono ad aggredire la palla sul primo scarico indietro. Insomma, con Sarri nulla è lasciato al caso e i risultati sembrano dare ragione al tecnico più creativo della Serie A. Ma cosa è cambiato rispetto all'anno scorso? Perché il Napoli non segna su palla inattiva? Semplice, non ne ha più bisogno! Il Napoli è tra le squadre che fanno più possesso palla ed è la squadra che ne fa più in trasferta. Contro il Verona poi, ha fatto segnare il record stagionale di 73% nel primo tempo. Non solo; la squadra partenopea effettua in media 229 verticalizzazioni a partita in questo campionato, almeno 52 in più di ogni altra squadra. Al resto ci pensa Higuain che è, per distacco, il centravanti più forte della Serie A. Quindi ora sembra non averne più necessità ma, all'occorrenza, il mago Sarri può sempre sfoderare la sua arma (quasi) segreta: i calci piazzati.