Valeria Pappalardo si racconta: prevenzione e passione per la Roma tra sfide e successi paralimpici
A margine dell'evento "Sport in salute: prevenire per unire. Lo sport unisce, la prevenzione protegge" che si è tenuto presso la Sala Tevere Regione Lazio a Roma il 12 maggio 2026 abbiamo intervistato Valeria Pappalardo, campionessa italiana paralimpica di nuoto, intervenuta alla presentazione del progetto: “Lo Sport è Dignità”: "Ho partecipato come atleta e come donna con disabilità, portando la mia esperienza: la prevenzione degli infortuni non è solo un aspetto della performance sportiva, ma una componente fondamentale per la qualità della vita quotidiana. Prendersi cura del proprio corpo significa costruire autonomia, continuità e futuro, dentro e fuori dallo sport".
Prevenzione il motivo per cui è nella Capitale?
"Sì, son venuta a Roma da Pisa per svolgere dei test posturali strumentali multidisciplinari che mi hanno fornito dati e analisi fondamentali per capire il mio corpo, prevenire infortuni, migliorare le mie performance sportive e la longevità atletica. Sono entrata, infatti, nel protocollo di prevenzione, con l'obiettivo di averne, non solo, un beneficio individuale, ma di coinvolgere anche altre persone, nel segno della preservazione dell'integrità fisica".
Romanista per amore, convive con la sclerosi multipla da 35 anni.
"Nel 1993 è arrivata la diagnosi della malattia, col medico che mi disse di non poter fare più nulla, soltanto stare a riposo. Niente mare se non al tramonto, niente birra e per una 25enne appena laureata a cui piaceva vivere la vita... Allora poi era una malattia di cui si sapeva poco, quindi si tendeva a dire no a molte cose piuttosto che rischiare. La mia paura era quella di ritrovarmi sulla sedia a rotelle da un momento all'altro. Ricordo il primo vero sintomo della malattia: la neurite ottica l'ho avuta mentre giocavo a tennis".
Un passato da pallavolista, per poi riscoprirsi nuotatrice:
"Per 25 anni non ho potuto svolgere nessuna attività, ma ringrazio il mio passato da pallavolista perché grazie a quello i miei muscoli hanno mantenuto la memoria del movimento e mi ha dato quello spirito agonistico per reagire. Ho ripreso tirando di scherma in carrozzina. Bellissimo sport che ho praticato per 2 anni. Il Covid ha bloccato il tutto e durante il lockdown mi allenavo a casa con un manichino. Tuttavia sentivo non facesse per me e quando l'emergenza è passata sono andata in piscina a nuotare. Ho fatto un corso con un istruttore paralimpico e un po' il fatto che sono nata al mare, un po' il fatto che si usassero anche le gambe, ho sentito che quella fosse la mia strada".
Quanti titoli hai vinto da allora?
"Da poco ho vinto la medaglia numero 47, di cui 18 sono titoli negli assoluti italiani".
Risultati che non le sono bastati, per esempio, a partecipare agli ultimi Europei, nonostante avesse tempi da finale. Un discorso che apre una ferita aperta:
"Mi capita di gareggiare contro atlete anche di 20, 30 o 40 anni di meno. La mia età mi ha penalizzata in passato. Oggi sono, comunque, fiduciosa perché la federazione è presieduta da persone sensibili, attente a dare le corrette opportunità a tutti gli atleti".
Come nasce la tua passione per la Roma?
"Ho sempre avuto una simpatia per la squadra, nonostante non sia romana, ma siciliana, però il fatto che mio marito ne è tifoso (anche lui siciliano di Catania ndr) è stato determinante. Allora c'era una grande rivalità tra Roma e Juventus. A me piacevano molto Tancredi, Nela, Di Bartolomei, Falcao, fino a Giannini che è stato sottovalutato. Per me aveva una visione calcistica migliore di Paltini. Poi sono sempre stata innamorata di come giocava Totti. Lui ha rappresentato genio e sregolatezza e un modo diverso di vivere la professione rispetto ad altri calciatori".
Passione che si è allargata al calcio femminile, dove la Roma ha da poco vinto il terzo scudetto in quattro anni:
"Vogliamo dire come non è il calcio italiano in crisi, ma il calcio maschile lo è, mentre il calcio femminile è in auge? Basta vedere il 6-0 della Nazionale femminile alla Serbia (in gol anche la romanista Greggi ndr). In Italia non c'è più solo un calcio maschile, c'è anche quello femminile. Al momento seguo più volentieri le loro partite".
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