Conferenza stampa - Gasperini: "L’obiettivo non è facile né acquisito. La Champions sarebbe un traguardo importante che manca da anni"

Conferenza stampa - Gasperini: "L’obiettivo non è facile né acquisito. La Champions sarebbe un traguardo importante che manca da anni"Vocegiallorossa.it
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di Mattia Grieco

Dopo aver battuto la Lazio nel derby, domani, alle 20:45, la Roma affronta il Verona al Bentegodi in una sfida che può valere la Champions. Gian Piero Gasperini presenterà Hellas Verona-Roma ai media nella conferenza stampa di oggi, sabato 23 maggio, alle ore 13:30 presso l'apposita sala del Centro Sportivo "Fulvio Bernardini" di Trigoria. Come di consueto, Vocegiallorossa. it fornira ai propri lettori le parole del tecnico giallorosso in tempo reale.

Buongiorno, come arriva la squadra a questo ultimo atto di campionato e in particolare Koné?
«Koné ha recuperato, si è allenato tutta la settimana con noi, ha qualche piccolo acciacco, non proprio al 100%, però è sicuramente disponibile. Non so se giocherà dall’inizio o a partita in corso, ma il giocatore è disponibile. Il resto della squadra risente del caldo e delle temperature cambiate, quindi dobbiamo essere bravi ad arrivare al momento giusto domani sera, quando sarà il momento di giocare, perché è una partita molto importante». 

Al di là di come andrà, cosa la soddisfa di più in questo primo anno alla Roma?
«Generalmente, a questo momento si fanno i bilanci della stagione, di quello che è stato fatto. Oggi, però, faccio veramente fatica a ragionare in questo senso, perché siamo molto concentrati sulla partita di domani. Sarebbe un traguardo importante per la società, per la città, per i tifosi, per la squadra e per i giocatori, un traguardo che manca da anni. Dipende da noi, non dobbiamo dipendere da altri. I bilanci totali li faremo domani, dopo la gara. Oggi prevale sicuramente l’attenzione e la tensione per questa partita».

Quali sono i pericoli maggiori e i rischi da non correre contro l’Hellas Verona? E come ha trovato mentalmente i senatori della squadra?
«Tutta la squadra è sul pezzo, consapevole dell’importanza della gara per tutti quanti. È stata una settimana che è sembrata lunghissima, ma rappresenta anche il traguardo di una stagione in cui la squadra è sempre stata molto compatta, unita, ha sempre risposto bene, è stata molto applicata e ha mostrato grande voglia di fare». 

A livello interno, dentro Trigoria, dove pensa di aver inciso di più sul metodo di lavoro e sulla mentalità della squadra?
«Non è stato un anno facile, tutt’altro. Ho cercato di portare il mio modo di lavorare, il mio metodo, che per tanti anni mi ha consentito di fare la mia carriera. Ho avuto la fortuna di trovare dei ragazzi nei confronti dei quali sono stato credibile, e questo è stato probabilmente il segreto dei risultati che abbiamo ottenuto, dei 70 punti fino ad adesso. Abbiamo trovato un feeling giusto, con obiettivi comuni da sviluppare giorno per giorno. Sono passati quasi 11 mesi, ma adesso quello che prevale è riuscire a coronare un risultato che in certi momenti neanche noi pensavamo fosse raggiungibile. E forse questo lo rende ancora più atteso, perché dipende da noi, dalla partita di domani. Il calcio in queste cose è un po’ crudele, perché i 90 minuti contano tantissimo. I risultati negativi rimangono impressi, ma bisogna guardare a quante volte la Roma ha vinto partite decisive per raggiungere obiettivi».

Dopo Bologna-Roma disse “non ci date per spacciati” per il quarto posto. Ci credeva davvero o era un modo per spronare il gruppo?
«Sapevo che avevamo fatto delle ottime gare, la squadra era cresciuta e, rispetto al girone d’andata, aveva cominciato a fare gol. Quando fai gol hai la possibilità di vincere le partite e di ribaltarle, come magari è successo a Parma. La squadra ha preso fiducia, costruiva più situazioni positive e da gol. Ero convinto di noi, che potevamo fare un rush finale come stiamo facendo. Certo, dipendeva anche da quelli che erano davanti, ma questo non toglie niente ai risultati che abbiamo fatto noi».

Considerando le difficoltà stagionali, l’eventuale arrivo in Champions può essere uno dei traguardi più importanti della sua carriera?
«Non voglio fare classifiche. Ogni obiettivo è straordinario quando uno riesce a raggiungerlo. C’è chi punta a vincere il campionato, chi a salvarsi o a non retrocedere. Ognuno ha i propri record e, quando li raggiunge, è oltremodo soddisfatto; non è che uno vale più dell’altro. Quest’anno, è vero, ce lo siamo posti quasi come un traguardo superiore a quello richiesto, ed è stata una locomotiva per una spinta continua a non mollare mai, a cercare di andare oltre i nostri limiti e possibilità. Era anche un obiettivo che tutti avvertivamo, quello che voleva la gente, per renderla felice».

La presenza di Ryan Friedkin a Trigoria può essere un fattore positivo per il prossimo anno?
«È un impegno gravoso che ho cercato di sviluppare il più possibile, soprattutto in questo periodo, perché la presenza della proprietà è fondamentale. Aiuta a evitare situazioni spiacevoli in un ambiente di lavoro, dà forza alla squadra e all’ambiente e consente risposte chiare e più veloci rispetto al passato. Questa sarà una bella scommessa. Spero che anche il risultato positivo di domani possa contribuire a una Roma compatta, forte nei propri progetti e idee, sbagliando anche, ma con un obiettivo comune. La loro maggiore presenza può sicuramente aiutare a tutto questo». 

Domani Soulé lo rivedremo nel tridente titolare con Dybala e Malen? È soddisfatto della sua evoluzione e quali margini di miglioramento vede per il futuro?
«Ha fatto una parte di stagione molto positiva, realizzando gol e assist, poi ha avuto un periodo lungo, quasi 50 giorni di assenza, che ha ridotto il suo impatto sulla squadra. L’anno scorso giocava quinto, quest’anno le sue caratteristiche lo hanno reso un giocatore più offensivo. L’importante è che stia bene: è ancora giovane e, superato del tutto il fastidio alla pubalgia, potrà diventare ancora più forte».

Perché è importante per una squadra come la Roma andare in Champions League?
«Principalmente, per le società è importante dal punto di vista economico. La differenza tra andare e non andare è notevole. L’aspetto economico permette di avere più margine sul mercato, di attrarre giocatori dall’estero perché la Roma gioca in Champions e diventa ambita. Anche i giocatori traggono beneficio, valorizzandosi giocando in Champions e raggiungendo questi traguardi. C’è poi l’aspetto emotivo: è una grande soddisfazione far parte dell’élite europea e delle prime quattro squadre italiane, un’esperienza che gratifica personalmente».

Si sente di autocomplimentarsi per quello che ha fatto e sta facendo a livello personale?
«Indubbiamente c’è gratificazione e soddisfazione per tutti, soprattutto per una stagione che poteva essere molto più difficile. C’è anche la soddisfazione di come l’abbiamo affrontata e di come siamo arrivati a quest’ultima giornata. L’ultima giornata conta, perché alla fine quello che rimane è il risultato finale: chi vince festeggia, chi non ci arriva racconta. Noi vogliamo evitare di raccontare com’è andata e lasciare invece un segnale».

Nella preparazione della partita di domani è stato fatto un focus sulle ripartenze, vista la qualità del Verona in questo aspetto?
«È vero che il Verona pressa e riparte molto, ma la Roma ha ottenuto tanti risultati contro squadre medio-piccole, subendo anche alcune ripartenze, ma facendo anche cose molto buone. Il focus va fatto su tutto: sappiamo che domani incontriamo una squadra retrocessa, ma che ha sempre giocato ottime partite, anche recentemente. L’obiettivo non è facile né acquisito, e per raggiungerlo dobbiamo fare 90 minuti di gioco bene». 

Domani, vincendo, eguaglierebbe il record di Liedholm come quinto allenatore con più punti in Serie A. Cosa significa per lei essere affiancato a un nome del genere?
«Intanto vuol dire che ho fatto veramente tanti campionati. È un record non proprio invidiabile, forse ne farei un po’ meno se potessi ricominciare, però è anche un record che dà soddisfazione, essere equiparato ad allenatori come Lidholm, un mostro sacro. Fa parte delle statistiche, magari è anche una bella coincidenza. Raggiungerlo in una situazione del genere avrebbe ancora più valore».

Durante la stagione ha parlato più volte di compattezza e unione del gruppo. C’è un momento specifico in cui ha avuto prova di questa unione?
«Secondo me, dopo ogni partita persa. Non ne abbiamo perse poche. Quando si perde, spesso nascono problemi e polemiche, ma mai nella squadra. Questo è stato sempre un segnale di grande reazione, professionalità e soprattutto volontà di andare avanti e guardare avanti».

C’è qualcosa che si rimprovera o una scelta che non rifarebbe in questo primo anno alla Roma?
«Le cose fatte sono sempre state fatte in buona fede. Quando lavori così, ogni tanto sbagli, si fanno errori, ma dagli errori impari e riparti, impari qualcosa per fare meglio dopo. L’errore non è mai un fallimento, è un’occasione di apprendimento. Sono convinto che anche dalle situazioni non positive abbiamo sempre avuto la capacità di fare qualcosa di meglio dopo». 

Il 23 agosto, prima di Roma-Bologna, avrebbe firmato per arrivare a questa giornata al quarto posto, consapevole che dipende solo dalla Roma?
«In quel momento guardavo solo la partita col Bologna, la prima dopo il ritiro e la preparazione, per vedere quello che eravamo capaci di fare. Non mi pongo traguardi in anticipo: prima provi, inizi a giocare, capisci il tuo valore e poi ti accorgi che certe cose le puoi fare, che rispetto ad altre squadre puoi ottenere di più. È un percorso che va avanti di volta in volta». 

Quanto incide avere un portiere come Svilar, con il 77% di percentuale di parate, in squadra?
«Ah, beh. C’era qualcuno che diceva “datemi un portiere che para e un centravanti che segna, il resto ci penso io”, ed era un grandissimo allenatore. Ora li ho tutti e due, e infatti si vede (ride ndr)».