Domenghini: "Zaniolo? Ogni due partite si fa male, difficile giudicarlo. È un po' sfortunato". AUDIO!

21.09.2022 19:21 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    vedi letture
Domenghini: "Zaniolo? Ogni due partite si fa male, difficile giudicarlo. È un po' sfortunato". AUDIO!
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Durante “Piazza Affari”, nel pomeriggio di TMW Radio, è intervenuto l’ex calciatore Angelo Domenghini.

Come si spiega l’abbondanza di centrocampisti e la carenza in altri reparti in Nazionale?
“Penso che sia abbastanza semplice. Dobbiamo semplicemente valutare le campagne acquisti che si fanno durante il campionato. Arrivano solo stranieri e la situazione peggiora ogni anno di più. Qui non si possono fare miracoli nei settori giovanili. Di difensori ad esempio ne abbiamo tantissimi, dobbiamo avere solo il coraggio di farli giocare”.

Il punto di forza è a centrocampo. In prospettiva pensa che Barella e Tonali saranno i leader della Nazionale?
“Lo sono già ora. Sono bravi veramente. A volte capita di avere tanti centrocampisti e pochi difensori. Abbiamo difficoltà a trovare incontristi. Siamo sempre più o meno sul filo dell’equilibrio di una bilancia molto variabile. Questi ragazzi sono cresciuti nei settori giovanili”.

Quali sono i giovani azzurri che la convincono di più?
“I titolari degli Europei. I più bravi che ci sono in giro sono Verratti, Sensi, Barella. Mi dispiace per Sensi, che era il più bravo di tutti ma poi è stato scartato.”

Che idea si è fatto su Zaniolo. Può ancora migliorare tanto secondo lei?
“Se non gioca mai è difficile valutarlo. Ogni due partite si fa male. È un po’ sfortunato. Ha grande talento, in Nazionale c’è bisogno di uno come lui. Pellegrini, restando sulla Roma, è un altro interessante. Ci sono tanti che possono rientrare nel gruppo della Nazionale”.

Le piace Giacomo Raspadori?
“Non sta a me dare giudizi su un giocatore. Un conto è valutare dalla televisione, un conto è valutare dal campo. Sicuramente è un ragazzo promettente, come ce ne sono altri in giro”.

Cosa c’è da aspettarsi da queste due partite?
“Sono partite normali, quasi fossero amichevoli, Non sono gare da giocare alla morte. Devono essere partite per dare l’opportunità di fare esperienza ai nuovi giocatori”.

Ai suoi tempi, dopo l’eliminazione del 1966, la soluzione fu chiudere le frontiere. È praticabile anche oggi. Quanto tempo servì a quel tempo?
“Sicuramente, è una politica da provare per dare fiducia ai calciatori italiani. Ai nostri tempi era tutto diverso, c’erano due stranieri massimo in squadra e un terzo poteva al massimo giocare in Coppa dei Campioni. C’è da dire che in quegli anni avevamo giocatori italiani forti in quasi tutti i ruoli”.

L’esterno offensivo che la esalta di più in quello che era il suo ruolo?
“Ai miei tempi c’erano Causio e Fanna, che presero poi il mio posto. Ora è totalmente diverso, gli esterni non sono più giocatori offensivi, sono terzini adattati all’attacco. In Italia non si ha più il coraggio di attaccare con tanti uomini. Un tempo c’erano le ali pure che sapevano anche sacrificarsi in fase difensiva. Bisogna semplicemente tornare a fare questo”