Dal baseball al Mundial con Pelé e Maradona, Bruno Conti si racconta
(ANSA) - ROMA, 04 MAG - Gli inizi a Nettuno, le partite a baseball, il lavoro per aiutare a casa, poi il grande calcio con la Roma e il coronamento di una carriera con la maglia azzurra e la vittoria del Mondiale del 1982. Bruno Conti si racconta in una intervista su Vivo Azzurro TV della Figc. "Ero lanciatore con i Black Angels" dice Conti che a 15 anni fu scovato dagli scout del Santa Monica di baseball in tournee in Italia: volevano portarlo negli Usa ma il padre preferì che rimanesse in Italia. La passione era però il calcio. "Feci tanti provini. Alla Roma, a Bologna e poi alla Sambenedettese: tutte bocciature. Dicevano 'è bravo tecnicamente, ma fisicamente non è pronto'. Io non ci rimanevo male, il giorno dopo ero di nuovo in strada a giocare con gli amici". "La mia infanzia è stata bellissima ma non è semplice. Lavoravo nel negozio di casalinghi di zia Maria e con la bicicletta portavo le bombole di gas nelle case. Poi andavo ad allenarmi. Un giorno stavo giocando un torneo estivo sulla spiaggia. Mi chiamò il presidente dell'Anzio: 'La Roma ti ha visto e ti ha preso'. La soddisfazione di mio padre che era romanista", prosegue Conti. Da lì l'approdo in Nazionale.
"La prima convocazione la ricordo. - racconta ancora - Bearzot è stato come un padre". Nella memoria degli italiani resta il Mundial: "Al rientro a Nettuno mi vennero a prendere a casa con un'auto scappottata, io in piedi sul sedile che salutavo: sembravo il papa. Amici con i quali ero cresciuto che prendevano la mano e me la baciavano. E' stato bellissimo quello che abbiamo dato a tutti gli italiani in un periodo particolare del paese - sottolinea - Pelé mi disse che ero il giocatore più importante del Mondiale. Una soddisfazione enorme, più di qualsiasi premio". Ma c'è spazio anche per Maradona: "Ogni volta che ci abbracciavamo prima di una partita, mi diceva all'orecchio di andare al Napoli. Ho un amore per Diego al di là di tutto". La seconda vita da scopritore di talenti: De Rossi, Florenzi, Pellegrini, Aquilani, Politano, Scamacca, Frattesi e Calafiori sono solo alcuni dei ragazzi lanciati da Conti: "Oggi si predilige il fisico rispetto alla tecnica. C'è bisogno di chi insegna i fondamentali del calcio, il gesto tecnico. Non si deve parlare di tattica. La mia più grande soddisfazione non era vincere gli Scudetti, ma vedere ragazzi come Totti, De Rossi e Aquilani arrivare in prima squadra". La sua passione è la famiglia: "Devo tutto a mia moglie", spiega. Poi racconta: "Tre anni fa mi hanno trovato questo tumore al polmone ma mi hanno curato con la chemio - conclude Conti - Oggi sto bene ma è giusto che lo racconti per tutte le persone che hanno queste problematiche". (ANSA).
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