Gasperini: "Cristante sta recuperando il problema al collaterale. Friedkin? Sento sempre il loro sostegno"

Gasperini: "Cristante sta recuperando il problema al collaterale. Friedkin? Sento sempre il loro sostegno"Vocegiallorossa.it
Oggi alle 13:00Interviste
di Benedetta Uccheddu

Gian Piero Gasperini ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport. Queste le parole del tecnico di Grugliasco: 

Cascina Gilli, sulle colline astigiane, è un luogo storico anche a livello enologico e un luogo speciale anche per lei.
«Sì, speciale anche per me, perché è un territorio dove ho sempre apprezzato la bellezza di queste colline. Da alcuni anni ho trovato una sistemazione dove vengo spesso. È un luogo di pace, dove vengo a rigenerarmi dalle tensioni delle partite e del campionato. Quando vengo qui mi riavvicino alla natura. Ho approfittato anche della passione di mio figlio e quindi è un posto dove vengo sempre molto volentieri e dove sto bene».

Ha parlato di suo figlio Davide, con il quale oggi ha presentato un’etichetta speciale. Un vino che non poteva che chiamarsi 3-4-3. Un nome che ripercorre anche le tappe della sua carriera.
«Sì, è nato così, un po’ per il mio percorso, che è stato prima da calciatore e poi da allenatore. Sono stato in giro per l’Italia e praticamente ho toccato quasi tutte le regioni. Poi c’è questa nuova passione che è entrata in famiglia e abbiamo pensato di abbinarle il nome 3-4-3, che è un modulo di riferimento che mi ha accompagnato per tutta la vita da allenatore, a questo vino che nasce e cresce proprio qui vicino casa».

Che tipo di vino è? Ormai è diventato uno specialista anche lei, insieme a suo figlio Davide.
«No, il vino è una Freisa, tipica di questi luoghi e di questo territorio. È un vino che è sempre stato molto apprezzato localmente e che ha diverse versioni, di cui una anche frizzante. Mi ricorda un po’ la mia infanzia, perché era uno dei vini che i miei genitori apprezzavano particolarmente. Adesso che lo produciamo abbiamo deciso di abbinare questo nome, 3-4-3, a questo vino».

Proviamo ad abbinare alcuni vini ai suoi calciatori. “Le More” è un vino che ha una potenza che lo accomuna alla Barbera: a quale giocatore lo assocerebbe?
«Io sono più per i reparti, sapete che non faccio sempre i nomi e i singoli. Questo direi che può essere un bel centrocampo, perché il centrocampo è una parte importante della squadra. Posso nominare Cristante, come Pisilli».

“Luna di maggio”, invece, è un vino giovane e vivace.
«È un vino giovane e vivace, quindi lo metterei sulle fasce: Wesley, Molina, Rensch. Questi sono».

Per “Arvelé”, invece, pensavamo alla profondità e alla potenza. A chi potrebbe associarlo?
«Questo può essere anche l’attacco, perché è un attacco importante. Può essere anche un attaccante: Malen».

Infine c’è il “Notturno”, caratterizzato dall’eleganza.
«Questo deve essere solido, deve essere forte. Un buon reparto di difesa, compatto».

Noi avevamo pensato a Dybala proprio per l’eleganza. D’altronde, come dice spesso lei, se uno sa giocare può interpretare più ruoli.
«Sì, però ormai nelle squadre, rispetto un po’ al passato, c’è questa alternanza di ruoli. Ci sono giocatori molto più duttili, che sanno interpretare più posizioni».

Ha deciso di tenere la squadra ad allenarsi praticamente con regolarità, nonostante l’assenza dei nazionali
«Sì, ma abbiamo un numero piuttosto ridotto e non potevamo fare amichevoli. Quindi abbiamo pensato di dare continuità al lavoro nella prima settimana, poi ci siamo presi alcuni giorni. Oggi è l’ultimo giorno, diciamo così, di vacanza. Da domani incominciamo a calarci sicuramente nella realtà del campionato, che abbiamo lasciato in un momento molto positivo, molto bello, anche come prestazioni. E da lì vorremmo ripartire».

Quanto è strano per un allenatore fermarsi così tanto tempo?
«Questa è stata una novità. Qualche anno fa avevamo avuto la pausa per i Mondiali in Qatar a novembre, però quella era una pausa molto più lunga e dovuta a una competizione straordinaria come il Mondiale. Per delle Nazionali che giocano essenzialmente delle amichevoli oppure competizioni non dello stesso livello di un Europeo o di un Mondiale, è il primo esperimento. Se chiedi in giro non c’è grande soddisfazione per questa situazione, però ormai è andata così. Poi penseranno i vertici dell’UEFA o della FIFA se sarà il caso di ripeterla».

Cristante come sta?
«Cristante sta recuperando. Ha un problema al collaterale del ginocchio, si sta curando e ci vuole il suo tempo».

Salterà sicuramente sia Como che Real Madrid?
«Di sicuro no. Però certamente non saremo disposti a rischiare niente, perché le partite sono tante. Se deve saltare anche una o due partite in più, l’obiettivo è recuperarlo al meglio».

C’è il Como, poi il Real Madrid, il Genoa, lo Slovan, il Napoli: da domenica inizierà un ciclo di nove partite in 27 giorni. Quando si gioca ogni tre giorni, gli allenamenti diventano praticamente le partite stesse?
«Assolutamente sì, soprattutto per chi gioca 90 minuti. C’è da dire che i cinque cambi aiutano. Quattro vengono fatti in modo significativo, mentre uno magari viene tenuto di riserva in caso di infortunio e utilizzato soltanto nel finale. Aiutano un po’, però il dispendio energetico per i giocatori è veramente notevole».

E dal punto di vista della gestione, per lei e per il suo staff?
«Paradossalmente, per gli allenatori la gestione è un po’ meno complicata, perché vai avanti con le partite. Hai anche la possibilità di ruotare più giocatori e di utilizzare al meglio tutta la rosa. Sotto questo aspetto è meno problematico, perché tutti i giocatori hanno l’ambizione, la speranza e la possibilità di partecipare a più gare in poco tempo, quindi questo rappresenta anche un vantaggio».

Lo svantaggio principale sono gli infortuni?
«Sì, lo svantaggio grosso sono gli infortuni. Giocando così tante partite ravvicinate, il vero pericolo riguarda proprio gli infortuni. Succedono e nel calcio sono sempre successi, non c’è una spiegazione scientifica, altrimenti sarebbe già stata trovata. Si può fare prevenzione, si può stare attenti e cercare il recupero migliore possibile. Si possono anche allargare un po’ le rose nel numero dei giocatori, però il problema degli infortuni rimane».

Dove è stata la chiave vincente di Gasperini nell’approcciarsi alla realtà romana?
«Sono stati tanti piccoli fattori. Il primo fattore importante è stato aver trovato un gruppo di giocatori con una disponibilità nei miei confronti enorme, fin dai primi allenamenti. Questo non smetterò mai di sottolinearlo. Loro arrivavano già da un buon finale della stagione precedente, però mi hanno dimostrato subito credibilità, voglia di battere magari altre strade e di cercare un altro tipo di calcio. Il loro entusiasmo è stato fondamentale. Poi sicuramente la fiducia che mi ha dato la società, scegliendomi. E, su tutto, essere riuscito a farmi apprezzare da una piazza che inizialmente mi ha accolto un po’ da avversario, da rivale, anche con un po’ di scetticismo. Per me è stato un grande successo, una grande gratificazione riuscire a raccogliere l’apprezzamento dei tifosi della Roma e oggi sono veramente gratificato da questo».

Quanto è importante il rapporto che ha con i Friedkin? L’hanno scelta e convinta del progetto, nonostante ci fossero anche altre squadre interessate a lei. È un rapporto diverso rispetto a quello che aveva con la famiglia Percassi?
«Sì, è diverso, perché la famiglia Percassi era presente quotidianamente con la squadra e con me. Era quindi un rapporto molto stretto, che per certi aspetti andava anche oltre il lavoro e il calcio. Con la famiglia Friedkin questo non succede, però sento sempre la loro fiducia e il loro sostegno, anche se vivono molto distanti e vengono molto poco a Roma. Adesso hanno messo questa persona, il nuovo amministratore John Galantic, che sicuramente fa da collegamento un po’ più stretto tra la Roma e loro».

Vorrebbe quindi una maggiore presenza della proprietà
«Rimane chiaro il mio obiettivo: riuscire a coinvolgerli molto di più. Non tanto per me, perché riesco comunque a lavorare e sono nelle condizioni di farlo bene, ma anche per loro stessi e probabilmente anche per i tifosi e per la piazza. Credo che riuscire a riportare un po’ più di rapporto e un po’ più di presenza, in vista anche del centenario e della costruzione del nuovo stadio, dove loro investiranno cifre notevoli, sia un mio obiettivo. Vorrei riuscire ad avvicinarli ancora di più alla squadra».

Domenica si torna a giocare contro il Como. Cosa le piace del gioco della squadra di Fabregas e del suo modo di allenare
«Del Como apprezziamo tutti, soprattutto chi segue il calcio, l’evoluzione che ha avuto questa squadra. E non è soltanto un’evoluzione dovuta agli investimenti di una proprietà sicuramente facoltosa, ma anche alla qualità dei giocatori che hanno scelto e alla qualità del gioco che esprimono. È un insieme di componenti che fa sì che il Como sia giustamente accreditato tra le migliori squadre del nostro campionato».

Il Como può vincere lo Scudetto?
«Non lo so, è difficile dirlo adesso, perché tutti riconosciamo che l’Inter è la squadra più forte in questo momento, per rosa, qualità e risultati acquisiti fino a oggi. Però con tutte le altre il Como se la può sicuramente giocare».

Fabregas, a Trento, ha utilizzato il Subbuteo per mostrare come attaccare la Roma. Lei si è attrezzato?
«Ho visto che lui usa il Subbuteo. Stasera me lo studio, vedo come fare e come cercare qualche contromisura, perché lì così mi ha bloccato: così non mi muovo (ride ndr)».

Giocava anche da solo, però…
«Magari domenica sarà un po’ diverso, speriamo».

Dopo il Como ci sarà il Real Madrid di José Mourinho. Lei è da quindici mesi a Roma: perché, secondo lei, Roma ha amato così tanto Mourinho?
«José è speciale, è giustamente una persona speciale. Le persone speciali riescono poi a ottenere particolari successi al di là di quelli del campo. In campo ha vinto una Conference League, ha raggiunto una finale di Europa League, mentre in campionato magari ha ottenuto meno. Però, al di là dei risultati sul campo, è una persona che è stata apprezzata da una gran parte della tifoseria. Questo vuol dire che ha qualcosa di speciale».

Quanto è difficile trovare sul mercato attaccanti di valore?
«Non è facile, perché gli attaccanti sono sempre quelli più ricercati sul mercato, sono sempre quelli più costosi da raggiungere e chi li ha difficilmente se ne priva. Quindi tutte le squadre sono un po’ alla ricerca di attaccanti di valore. Io credo che noi comunque abbiamo un buon reparto. Poi, in quel ruolo in particolare, non abbiamo mai giocato in dieci: l’abbiamo sempre coperto».

A proposito di quel ruolo, forse va fatto anche un plauso a Soulé. Quando è arrivato in ritiro lei aveva raccontato che era un po’ sovrappeso, poi ha lavorato bene e contro l’Inter è stato tra i migliori.
«Non solo contro l’Inter. Lui anche l’anno scorso, nel girone d’andata, ha fatto una stagione straordinaria. Poi nel ritorno purtroppo è stato vittima della pubalgia, che ti rallenta per dei mesi. Ha pensato bene di curarsi durante l’estate. Quando è arrivato era logicamente un po’ sovrappeso, perché era tanto tempo che era fermo, ma all’inizio di questo campionato è stato di livello. Poi ho visto che ha anche esordito con la Nazionale argentina. Quando i giocatori della Roma vanno in Nazionale e giocano, è comunque un premio anche per tutta la squadra».

Malen e Dybala sono rimasti a Trigoria durante questa lunga sosta. Se li è coccolati?
«Sì. Come ho detto, eravamo in pochi. Malen doveva recuperare da un problema fisico, mentre Dybala si è allenato, come sta facendo da inizio luglio. Sono molto contento per lui, perché è un giocatore e un ragazzo che, quando va in campo, sta bene. Lui è nato con il pallone tra i piedi. Il fatto di dover saltare molti allenamenti e tante partite lo rendeva magari un po’ più triste. Adesso lo vedo felice, vedo che ha voglia di giocare, vedo che ha entusiasmo e quindi questo è un bel traguardo».

A proposito di Nazionale argentina, ci sarà l’addio di Messi. Sarà un momento emozionante anche per chi non è argentino?
«Assolutamente sì. Io ormai ho visto veramente tanti giocatori forti, tanti fuoriclasse, da quando giocavo e poi da allenatore. Però faccio fatica a pensare a un giocatore che sia riuscito a fare quello che ha fatto Messi. Per me Messi, anche se di pochissimo rispetto a tanti altri fenomeni, è stato quello che ha fatto cose straordinarie che non ero mai riuscito a vedere. Qualche volta le vedo sulla PlayStation, ma neanche di quella bellezza. Dispiace che un giocatore così finisca chiaramente la carriera, però resta anche la soddisfazione di averlo visto giocare per tanti anni. È stato un regalo».

Si è parlato anche del comunicato della Roma, perché Dybala e Molina erano stati invitati all’evento per Messi. Per questioni logistiche il club ha preferito non farli partire?
«Siamo troppo in prossimità di una gara importante come quella di domenica in campionato e siamo molto distanti dall’Argentina. Significa costringerli a fare tante ore di volo a ridosso della gara e quindi la Roma ha preferito di no».

La Roma ha deciso anche di non far partire Koné nelle ultime ore di mercato. Lui ha confermato che qualcosa c’è stato. Era difficile pensare di sostituirlo in così poco tempo?
«Non si poteva. Quindi è inutile dire che non c’era niente: non c’era niente di fattibile. È stato un mercato così lungo, iniziato da giugno se vogliamo, e arrivare a pochissime ore dalla chiusura non dava, obiettivamente, i tempi per fare un’operazione del genere. Anche perché questi trasferimenti comportano l’inserimento di tantissime persone e solamente per redigere i contratti, a volte, ci vogliono dei giorni. Non vedo come si potesse fare un’operazione del genere».

È contento che Koné sia rimasto?
«Personalmente sono contento che sia andata così. Lui avrà tutto il modo, e lo ha già fatto e lo sta già facendo, di aumentare ancora il suo valore. Poi se ne riparlerà più avanti».

Chiudiamo come abbiamo iniziato, con il vino 3-4-3. Sir Alex Ferguson dopo le partite offriva spesso un bicchiere di vino agli allenatori avversari: inizierà a farlo anche lei?
«Può essere una buona idea, assolutamente. Anche perché questo è un vino che non ha uno sfondo commerciale».

Anche il 50% del ricavato sarà devoluto alla ricerca sulla sclerosi.
«Sì, è proprio un regalo che mi è stato fatto e che abbina un po’ il vino al mio percorso sportivo».