Questione di centimetri

28.12.2018 10:35 di Alessandro Carducci Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci
Questione di centimetri

“Tre minuti, solo tre minuti per fidarti di me”.

La canzone dei Negramaro è probabilmente diventata la canzone preferita di Patrik Schick. Tre minuti che hanno cambiato la partita, l’hanno indirizzata e, chissà, potrebbero aver cambiato anche la stagione dell’ex centravanti della Sampdoria.
“Come se io dovessi mostrar di me quello che ancora no, non sono stato mai”.
Sembra di sentirlo fischiettare, Schick, mentre ripensa al pallone deviato verso la porta, quella sbagliata però. Il pallone che, infrangendosi contro la traversa, devìa pericolosamente verso il baratro e sfiora la linea di porta di così poco da far dubitare tutti, anche il direttore di gara.
L’immagine che viene proposta in tv è emblematica: la palla è entrata ma non tutta. Quasi tutta, ma quel quasi fa tutta la differenza del mondo. È il centimetro di cui parla Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”. Quel centimetro per cui Schick ha lottato contro il Sassuolo. Sì, ha finalmente lottato per quel centimetro.
È stato inizialmente fermato dall’assistente per un fuorigioco inesistente, proprio quando aveva davanti a lui solo il portiere avversario.
È stato però propositivo, è stato positivo. Ha piegato la realtà alla sua volontà, è stato fin da subito dentro la partita nel modo giusto. Con l’atteggiamento giusto. L’atteggiamento di chi, arbitro o non arbitro, non si lascerà influenzare da nulla.
E allora, centimetro dopo centimetro, ha messo a sedere il portiere avversario, ha messo a terra tutti gli atteggiamenti sbagliati che lo hanno fin qui condizionato e si è preso forse per la prima volta gli applausi del pubblico, dopo i fischi iniziali.

ZANIOLO - Da sottolineare anche il cioccolatino con cui Zaniolo ha chiuso il match. Proprio quel Zaniolo che, carneade, è stato sbeffeggiato in estate solo perché colpevole di arrivare nell’affare che ha portato Radja Nainggolan all’Inter.
Un dirigente deve comportarsi da dirigente, senza lasciarsi condizionare dall’amore per un giocatore, da quanto lui sia amato dal pubblico, da quanto lui si impegni e dia tutto per la squadra.
È l’errore che hanno commesso Sensi e Moratti, tenendo i giocatori che li avevano portati alla vittoria rispettivamente dello scudetto e del triplete.
Nainggolan doveva essere ceduto perché i calciatori vanno dati via quando hanno ancora mercato ma potrebbero calare, se non crollare, nel breve periodo.
Visto in estate, sembrava un affare folle, giudicato da chi non vive Trigoria e non ha il polso della situazione. Visto oggi, nel giorno in cui il belga non gioca per motivi disciplinari, quella trattativa ha tutto un altro sapore. Il sapore del sorriso, quello di Zaniolo, 19 anni compiuti a luglio e un futuro ancora da scrivere.