Vincere è difficile

29.05.2022 18:40 di  Gabriele Chiocchio  Twitter:    vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Vincere è difficile
Vocegiallorossa.it

Uno a zero. Anzi, uno o zero: acceso o spento, tutto o niente, un codice binario che era l’unico linguaggio possibile con cui si poteva raccontare questa finale di Conference League. Perché in una finale non conta chi gioca meglio, chi ha più occasioni, chi fa più spettacolo: è l’unica partita del gioco del calcio in cui non si può pareggiare, o si vince, o si perde, o uno, o zero.

E quindi è inutile parlare dei primi minuti del primo tempo e anche e soprattutto di quelli del secondo, quelli in cui sembrava veramente che le centomila voci, più o meno equamente distribuite tra Roma e Tirana, potessero essere messe a tacere. È diventato inutile parlare anche di tutti i minuti precedenti, del 6-1 in Norvegia, del tiro di Grbic, delle deviazioni, e di tante altre cose.

La Roma oggi ha vinto, e conta solo questo. E, come ha detto Mourinho, "vincere è difficile", e non è difficile perché sia complicato azzeccare una spizzata su un lancio lungo, o superare il portiere in uscita con un tocco morbido, o gettarsi a pesce contro il pallone pur di non farlo entrare in porta. Vincere è difficile perché per vincere serve ogni dettaglio, ogni goccia di energia, e José Mourinho ha avuto l'indubbio merito di tirare fuori tutta la forza rimasta a un gruppo che, diciamocelo chiaramente, non ne aveva quasi più

E se vincere è difficile, sarebbe sbagliato aspettarsi farlo ancora in breve tempo: per 14 anni la Roma non ci è riuscita perché c'è sempre stato - almeno - qualche dettaglio fuori posto, qualche cosa che non andava. Questa volta ogni cosa è stata al suo posto; non è detto che sarà sempre così, e anzi magari sarà probabile che non lo sia. Ma da questo punto di vista, Mourinho è una garanzia e lo ha subito dimostrato. O uno, o zero: lui ha fatto uno. E magari si potrà uscire dal codice binario anche prima dell'immaginazione.