Genoa, De Rossi: "La superiorità della Roma la accettiamo, ma le partite si devono giocare tutte"

Genoa, De Rossi: "La superiorità della Roma la accettiamo, ma le partite si devono giocare tutte"Vocegiallorossa.it
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Ieri alle 23:16Avversario
di Mattia Costa
Il tecnico del Genoa analizza la sconfitta dell’Olimpico, elogia l’atteggiamento dei suoi e fa il punto sulle condizioni di Baldanzi.

Al termine di Roma-Genoa, Daniele De Rossi ha analizzato a Sky Sport la sconfitta dei rossoblù all’Olimpico. Il tecnico del Genoa si è soffermato sulla prestazione della sua squadra, sulle giocate che hanno deciso la gara e sulle condizioni di Tommaso Baldanzi, rimasto a riposo per un fastidio all’adduttore. Queste le sue dichiarazioni:

Roma e Genoa giocano campionati diversi, come si è visto anche dalle due giocate di Castro e Soulé che hanno cambiato la partita. Quando è così, si accetta semplicemente la superiorità dell'avversario?
"Ma noi la superiorità dell'avversario la accettiamo fin prima della partita. Accettiamo anche il risultato perché è così che si va avanti e valutiamo quello che è. Ci sono tante squadre più forti di noi, se accettassimo di perdere contro tutte queste sarebbe grave, anche perché l'anno scorso la Roma era più forte di noi e al ritorno abbiamo vinto. Quindi le partite si devono giocare tutte. Credo che abbiamo fatto una partita equilibrata nei primi 50 minuti, fino appunto a quel capolavoro di Castro. Mi è piaciuto lo spirito della squadra, quel gol un pochino ci ha fatto calare, ci ha tolto qualche certezza forse, ma siamo rimasti in partita fino alla fine, siamo rimasti dentro al campo".

Nel primo tempo, soprattutto a metà della frazione, avevate raggiunto una dimensione offensiva interessante, creando anche un paio di situazioni pericolose. Nel secondo tempo non siete riusciti a replicarla. Perché?
"Non lo so, è difficile riuscire a fare la partita di pressione e di chiusura degli spazi che abbiamo fatto nel primo tempo per 90 minuti. Riuscire a vincere i duelli e non farli arrivare, quello che siamo riusciti a fare quasi sempre nel primo tempo, ci ha dato la possibilità di alzare il baricentro e riuscire a tirare in porta un po' più spesso. Nel secondo tempo forse il gol, forse non lo so. Ci siamo un po' allungati e abbiamo lasciato un secondo in più la palla alla Roma, e un secondo in più ogni azione, ogni giocata, ti allontana dalla porta avversaria. Forse è quello, ci è mancata un po' di precisione negli ultimi 20 metri, ma fa parte della partita e delle nostre caratteristiche".

Dopo la vittoria contro la Fiorentina, che è sembrata quasi una liberazione, oggi ho visto una squadra cresciuta, soprattutto nel primo tempo, per spirito, capacità di difendersi e di rendersi pericolosa. Al di là del risultato, considera questa prestazione un ulteriore passo avanti nel vostro percorso di stabilizzazione?
"Sì, lo credo. Ne parlavamo prima con i direttori sportivi. Credo che sia una sorta di continuità, a seguito della partita che abbiamo vinto contro la Fiorentina in casa, ovviamente non di risultati ma di prestazioni, di atteggiamento in campo, anche di tigna, se posso dire questo termine, nei duelli, nella voglia di imporre il proprio gioco. Con la Fiorentina era un tipo di partita, con questa squadra era un altro, un po' più volto a rovinare e a sporcare il loro gioco, ma quello poi in partita prevede un piano gara diverso, una strategia diversa a seconda anche degli avversari. Ma se c'è questo atteggiamento io sono soddisfatto, non del risultato ovviamente, ma dell'atteggiamento dei ragazzi".

Vorrei chiederle di due giovani: Wiafe, che anche all'Olimpico ha mostrato grande personalità. Quali sono le sue prospettive e come pensa di impiegarlo? E poi Baldanzi, che ultimamente è sparito dalla formazione. Sta attraversando un momento di involuzione?
"Noi abbiamo tutti grandissima fiducia in Tommaso. Oggi Tommaso non era infortunato, ma ha sentito qualcosina ieri in allenamento. Pensavamo fosse niente, oggi ha risentito un po' di fastidio e abbiamo deciso insieme di cercare di tenerlo un po' a riposo. La scelta della formazione iniziale era già stata fatta, buttarlo dentro a partita in corso con questo dubbio, con questo fastidio all'adduttore, che è leggero, sembra leggero, abbiamo preferito non rischiarlo. Ma lui è dentro assolutamente al cento per cento nel nostro scacchiere, nelle nostre idee, e pensiamo che sarà decisivo per noi già domenica prossima, ammesso che questo risentimento non sia niente di grave, come pensiamo e speriamo. Per quanto riguarda Samuel, invece, è un ragazzo che diciamo è quasi capitato. Io non l'ho mai considerato in Serie A, era considerato un Primavera, faceva parte di un'altra operazione che non riguardava neanche troppo la prima squadra. E invece ci ha colpito da subito per la forza fisica, assolutamente, ma poi abbiamo anche visto che sa giocare, che sa giocare sotto pressione, che non ha paura di nessuno, che ha lo spirito da Genoa anche lui. Ne sentirete parlare in futuro. Non carichiamolo troppo né di complimenti né di aspettative, ma mi piace veramente tanto questo ragazzo".

De Rossi a Dazn

La squadra è rimasta sempre dentro la partita, anche dopo essere andata in svantaggio, senza perdere la propria identità e mostrando costanza. Forse nel secondo tempo, soprattutto nei primi minuti, si è persa un po' quella compattezza e quella distanza tra i reparti che avevano permesso di esprimere un gran bel calcio nel primo tempo. Poi, quando si va sotto contro la Roma, diventa tutto più complicato. Cosa si poteva fare meglio oggi? Perché la sensazione è stata quella di aver visto una bella squadra all'Olimpico.
«Si poteva fare questo, poi ci sono anche gli avversari che devono essere d'accordo. Io credo che siamo ripartiti nel secondo tempo esattamente come avevamo giocato il primo, quindi con grande aggressività e cercando equilibrio anche quando non avevamo la palla, nel blocco basso. Abbiamo subito un capolavoro, perché è stato un gesto fuori dall'ordinario, un pallonetto incredibile. Davanti a questi gesti, a volte, sono proprio questi episodi a decidere le partite, fermo restando che anche la Roma ha fatto un'ottima partita. Noi abbiamo giocato la partita che volevamo, abbiamo rispettato il piano gara. Qualche dettaglio in più, quando siamo arrivati un paio di volte nel primo tempo davanti alla porta, o almeno vicini alla conclusione, avrebbe potuto magari cambiare il risultato e l'esito della partita».

Daniele, quando sei arrivato l'anno scorso, la squadra ha segnato 35 gol in 27 partite. Quest'anno state facendo un po' di fatica sotto questo aspetto e avete il secondo peggior attacco del campionato. Volevo chiederti delle aspettative su questa squadra, perché all'inizio dell'anno c'era molta curiosità. Man mano che sono passate le partite, e ora siamo arrivati alla settima giornata, ho la sensazione che la squadra abbia perso un po' di qualità. Tu stai facendo un grande lavoro, ma credi che si sia abbassato un po' il livello della squadra?
«No, guarda, io credo che questa squadra, nelle ultime partite, mi abbia dato la dimostrazione che stiamo andando nella direzione giusta. Oggi sono stato io a scegliere di fare una partita un po' sporca. Quindi non posso chiedere ai giocatori di andare sempre in verticale, sempre in profondità, di non permettere alla Roma di aggredirci centralmente, come fa in maniera egregia, e pretendere anche che siano puliti nel controllo del pallone e nella gestione. Quindi, diciamo che oggi abbiamo cercato di fare una partita aggressiva, maschia, sporca e a volte, in queste partite, si perde un po' di qualità. Anche la scelta degli interpreti può portare a perdere un po' di qualità. Ma secondo me stiamo recuperando giocatori molto importanti, che ci porteranno spesso al gol. Prima della partita contro la Fiorentina abbiamo recuperato Traoré, abbiamo recuperato Stephan, che comunque è arrivato da poco. Junior è in una condizione ottima. Tommaso oggi aveva qualche piccolo problema, ma tornerà a essere decisivo anche lui, prestissimo. Secondo me, quando saranno tutti in condizione, potremo fare partite magari un po' più al nostro livello, come quella che abbiamo fatto contro la Fiorentina. Prima o poi inizieremo a fare quattro o cinque gol, arrivando sempre davanti alla porta. Dobbiamo recuperare anche qualche giocatore, perché abbiamo fuori Meichtry e Havel, che sono giocatori offensivi importanti per noi, anche per le rotazioni. Quindi sono fiducioso. D'altronde, è una squadra di qualità. È una squadra che, più che qualità, ha perso dei gol. Ruslan era un giocatore che faceva gol, Aarón era uno che faceva assist. Credo che torneremo a fare quei numeri, perché la squadra ha tanta qualità anche quest'anno».

Vado un po' sul dibattito della settimana a livello di calcio italiano, cioè sul fatto che non si sappia più difendere o che si debba addirittura tornare a un calcio più difensivo per esaltare le nostre qualità. So benissimo che lei la pensa diversamente, lo ha dimostrato anche lo scorso anno al Genoa. Qual è la difficoltà ulteriore per un tecnico che deve lottare per la salvezza, come nel caso del Genoa quest'anno, nel non derogare mai ai propri principi, anche agli occhi dei giocatori?
«Il mio primo principio è quello di saper difendere, perché poi, non solo per le squadre che lottano per la salvezza, ma per tutte le squadre, l'equilibrio è importante. Le squadre più forti degli ultimi vent'anni, quelle che ci hanno fatto innamorare, avevano una grande fase difensiva. Il Barcellona di Guardiola sapeva come pressare. Io penso che ogni allenatore decida dove vuole difendere e che, più vicino alla propria porta stai, più è probabile che ti facciano gol. Ma per capirlo non ci vuole, come ho detto, un ingegnere o uno scienziato del calcio. Quindi in Europa difendono, magari subiscono meno gol, ma stanno sempre lontani dalla porta. È quello che deve essere l'obiettivo delle squadre. Quando non ci riesci, rischi di prendere qualche imbarcata, perché lo spazio è tanto. Ma io credo che, per esempio, in Europa abbiamo degli interpreti, degli allenatori e delle squadre molto aggressive, molto coraggiose. Poi, se prendi quattro gol... Ma la Roma ne ha presi tre su calcio d'angolo, contro una squadra mostruosa, mettendo il Real Madrid in difficoltà. Quindi, secondo me, le nostre rappresentanti in Europa, Roma, Inter, chi altro c'era? Non mi ricordo più... Ci sono settimane in cui si prende gol a ogni calcio d'angolo e settimane in cui si difende meglio, ma sono squadre forti e secondo me non è vero che non sappiamo più difendere».

Com'è stato tornare all'Olimpico rispetto all'anno scorso? Certo, quella era la prima volta ed era un po' un'altra storia.
«Sì, sì, io ero abbastanza sereno anche l'anno scorso, ma evidentemente non sono riuscito a trasmettere questa serenità, perché la squadra non ha fatto una buona partita. Quest'anno ero altrettanto sereno e tranquillo. Abbiamo fatto una buona settimana, con serenità, appunto, ripeto, perché avevamo vinto una partita molto importante per noi domenica scorsa. Siamo venuti qui e abbiamo fatto la nostra partita. Poi è sempre un'emozione, no? Sto qui, sto a casa mia. Rivedo tante facce con le quali ho condiviso 25 anni della mia vita. Sono passato da casa mia ed è sempre piacevole riabbracciare e rivedere queste persone. Fermo restando che, come ho fatto al Ferraris, proverò sempre a batterli. È il mio lavoro e la nostra destinazione».

De Rossi in conferenza stampa

Il suo commento sulla gara?
"Per il valore della Roma, penso abbiamo fatto bene i primi 50 minuti. Poi siamo rimasti in partita, ma con poca forza per andare a colpire. Nel primo tempo abbiamo tenuto bene il campo, abbiamo concesso poco e in alcune circostanze potevamo fare meglio in attacco. Essere compatti e prendere un gol come quello di Castro può aver fatto avere un contraccolpo".

Quanto ci vorrà che lei venga riconosciuto come allenatore o come ancora "Capitan Futuro"?
"Non ho capito bene la domanda. Io sto bene nel mio personaggio: uno può apprezzare o meno. Ho letto poco. Vado avanti essendo me stesso. Poi, accetto le critiche a patto che non si pecchi di poco rispetto".

Il ritorno all'Olimpico?
"Passa il tempo e impari a gestire le emozioni perché a Genova c'è un popolo che dipende da me e faccio il meglio. Sono stato qui 25 anni e sono felice. Ero felice pure qundo l'ho battuta. Resto un tifoso dal divano, come contro il Real Madrid. Queste sono le regole d'ingaggio di questo mestiere. Sempre bello tornare e ricevere l'abbraccio dei romanisti. Qui c'è una parte della mia vita".

Come sta la squadra?
"El Shaarawy sta facendo bene le prime gare da titolare: non lo vogliamo sovraccaricare di minuti o sforzi. Per noi è importantissimo. Siamo all'inizio: abbiamo perso qualche punto, dobbiamo accelerare. Non siamo contenti del risultati, ma analizzeremo tutto in maniera lucida e sono soddisfatto di quanto ho visto. Abbiamo avuto tante assenze pesanti".

Baldanzi come sta?
"Non so niente. Avevamo già scelto che non avrebbe giocato oggi. Ieri, col fisioterapista, ha sentito il muscolo rigido: speriamo non sia nulla di grave. Nel riscaldamento ho capito che fosse a rischio. Speriamo recuperi per il Venezia".

La scelta di non giocare con Traoré?
"Scelta tattica, questa partita richiedeva troppa corsa e lui deve fare la differenza sulla trequarti. Sarà decisivo per noi e già lo è. Ha giocato tanto ultimamente, ma ora siamo improntati a farlo rientrare a pieno ritmo. Lo vedremo in campo già dalla prossima".

Quanto è difficile preparare queste partite che sembrano l'ultima spiaggia?
"Per me sono solo partite del Genoa, per me viene prima di tutto. Le preparo come al solito: ho sentito fiducia da tutti. Ora abbiamo una gara importante come quella a Venezia, ma che non deciderà le sorti della salvezza del Genoa. Si tratta soltanto della lotta da salvezza. Lotteremo".

Robinho e Waife?
"Robinho è nostro, lo abbiamo visto crescere. Spero di recuperare Colombo ed Ezibuhe. Gli altri arriveranno un po' più tardi. Waife ha colpito anche me, lo fa già ogni giorno. Non dobbiamo esaltarlo o mettergli pressione: deve rimanere quello che è, ovvero pulito e selvaggio. Lo rivedremo in campo".