I quattro quinti della Roma: un solo assist e la necessità di migliorare

27.12.2022 08:40 di Gabriele Chiocchio Twitter:    vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio
I quattro quinti della Roma: un solo assist e la necessità di migliorare
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La principale scelta tattica fatta da José Mourinho nel 2022 che va concludendosi è stata l’utilizzo costante della difesa a tre, scelta per quasi tutte le gare di questo anno solare. Un sistema che facilita i difensori centrali e, in generale, la copertura della porzione centrale del campo, ma che responsabilizza alcuni giocatori e in particolare gli esterni, i cosiddetti quinti, che si ritrovano a dover governare l’intera corsia svolgendo lavoro sia in fase offensiva che in quella difensiva.

Nella seconda parte dell’anno, quello dei quinti è stato, probabilmente, il problema tattico al contempo più rilevante e meno dibattuto, perché sotterrato da altre storie come quella degli infortuni o di questioni extracampo che hanno preso il proscenio. Ma il dato che queste prime 21 partite della stagione 2022-2023 forniscono è emblematico e assolutamente negativo: dai quattro esterni a disposizione del tecnico sono arrivati zero gol e un solo assist, quello concretizzato da Dybala - in un modo nel quale, forse, solo Dybala avrebbe potuto farlo - a Milano e partito da Leonardo Spinazzola.

Proprio il numero 37 è, dei quattro, quello che più beneficiò, ormai due anni abbondanti fa, del passaggio dalla linea a quattro a quella a tre con Paulo Fonseca, disputando una stagione che doveva culminare in un europeo vinto completamente da protagonista, ma che si fermò il 2 luglio 2021 con l’infortunio al tendine d’Achille nel match contro il Belgio. Il 2022 per lui è stato l’anno del rientro in campo, anche in situazioni non certo agevoli come l’ingresso a Tirana quando c’era un punteggio da difendere: quella doveva essere una ripartenza che però è rimasta falsa, perché da lì in poi il 37 non è più neanche somigliato a quello precedente all’incidente di Monaco di Baviera e questo ha penalizzato la Roma, che in lui aveva uno dei margini di miglioramento rispetto al 2021-2022.

Il 2022, anche a causa dell’infortunio di Spinazzola, è stato però l’anno dell’ascesa di Nicola Zalewski, fino a quel momento esterno offensivo, che è riuscito a calarsi a pieno titolo nel difficile ruolo di quinto, interpretandolo in maniera concreta e riconoscibile. Il cambio di lato sui suoi piedi, propedeutico alla verticalizzazione interna per uno dei trequartisti è stata una delle (poche) giocate codificate da Mourinho e ha avuto grande efficacia, come successo a Leicester nell’andata della semifinale di Conference League. Questa doveva essere la stagione della conferma e invece Zalewski, anche fermato da qualche piccolo problema fisico, non ha dato ancora ciò che da lui legittimamente ci si aspettava dopo sei mesi da sorpresa.

Se a sinistra le cose non sono andate bene, a destra non sono andate meglio. In estate è arrivato Zeki Celik, che nelle intenzioni doveva porre a Rick Karsdorp una concorrenza in grado di migliorare entrambi e di garantire a Mourinho una scelta di qualità senza costringere l’olandese, in campo 51 volte su 55 nella stagione 2021-2022, a fare gli straordinari. Il turco, abituato a giocare a quattro, non si è calato nel nuovo ruolo, apparentemente non dissimile ma in realtà ricco di compiti nuovi e per cui serve una serie di qualità, come quella di saltare l’uomo, che l’ex Lille non ha mostrato. E in tutto ciò Karsdorp non ha affatto beneficiato della presenza di un dirimpettaio, calando anche lui nelle prestazioni con la climax negativa dell’ingresso in campo di Reggio Emilia e di tutto quello che ne è conseguito, con la (provvisoria?) riabilitazione delle ultime amichevoli che sembra più un fatto di convenienza che altro.

Se il 2023 vedrà la Roma ancora in campo con la difesa a tre, il primo pacchetto che deve registrare un miglioramento è quello dei quinti, per aumentare la pericolosità in ampiezza e ridurre una prevedibilità che fa appassire tutta la manovra offensiva, oltre a consentire agli avversari di approfittare degli spazi lasciati aperti sui lati, come accaduto proprio a Reggio Emilia. Ogni problema è anche un possibile margine di miglioramento, che però deve essere coperto il prima possibile per far sì che non rimanga solo potenza.