Fagioli si confessa: "Obbligato ad accettare la squalifica. Ma giocare mi avrebbe aiutato"

28.02.2024 04:00 di Andrea Gonini Twitter:    vedi letture
Fagioli si confessa: "Obbligato ad accettare la squalifica. Ma giocare mi avrebbe aiutato"
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Prosegue il percorso di riabilitazione di Nicolò Fagioli, ancora alle prese con la squalifica per il caso scommesse. Nel rispetto delle disposizioni della Procura della FIGC, nel tardo pomeriggio di oggi il giocatore della Juventus si è presentato all'ex teatro Araldo di Torino per il terzo dei dieci appuntamenti pubblici previsti a integrazione del piano terapeutico. Fagioli dal palco dell'evento ha raccontato la sua storia. 

Come stai?
“Adesso sto molto meglio. Un anno fa è stato il momento più difficile della mia vita, poi con l'aiuto di Paolo (Jarre, l'esperto che lo sta seguendo nel suo percorso, ndr) sto migliorando. Ora mi fa stare bene la mia famiglia, i miei amici, fare sport. Ho cominciato le prime volte quando avevo sedici anni, all’inizio era come un gioco, poi pian piano è diventato una malattia, ho iniziato subito con le scommesse sportive quando giocavo alla Juve nel vivaio”.

Come hai iniziato a scommettere sugli sport?
“All'inizio pensi di saperne di più, ma poi anche guardando le partite in tv capisci che essere calciatore non ti porta dei vantaggi. Da piccolo giocavo a calcio, tennis e anche oggi sto giocando di più a tennis, poi ping-pong e tutti quelli con la racchetta me la cavo”.

Che sensazioni ti dava il gioco?
“Prima di perdere il controllo mi piaceva proprio giocare, cercavo la dopamina senza saperlo. Poi mi sono reso conto che era una malattia, ci ho messo troppo tempo a chiedere aiuto. Meno male che a maggio ho avuto l'idea di farlo”.

Come passi il tempo libero?
“Giocare a tennis mi aiuta tanto, mi diverte e nel tempo libero mi aiuta tanto”.

A scuola andavi bene?
“A scuola me la cavavo, avevo la media del 6, 7, stando abbastanza largo (ride). Non mi piaceva andare a scuola, questo no. Ma se ci ripenso ho vissuto bei momenti a scuola, la facevo con i compagni di squadra e ci siamo divertiti. Quando ti trasferisci vivi con loro quotidianamente, mentre la famiglia la vedi una o due volte a settimana, non è facile ma ti fa crescere in fretta”.

Perché ti sei iscritto a piattaforme illegali? 
"Perché non potevo farlo col mio nome intanto, anche se all'inizio non sapevo quale fosse la differenza tra i .it e i .com. Il motivo vero non lo so perché ho cominciato su quelle piattaforme, poi ho continuato perché mi trovavo bene”.

Sapevi fossi illegale?
“Che sia illegale o no, è sempre difficile vincere. Le perdite sono istantanee, le vincite hanno bisogno di tempo e quindi ricarichi subito, forse è questo il meccanismo per cui il banco vince sempre”.

I rapporti con amici e famiglia?
“Il rapporto con gli amici e la famiglia era cambiato, volevo sempre stare da solo, mi sembrava che quello con loro fosse tempo perso. Ed è questa la cosa più cambiata nella mia vita”.

Come hai vissuto quel periodo?
“Ero sempre nervoso, l'unico mio sfogo era la partita perché mi allenavo male e questo faceva di me un calciatore che non dava il 100% in campo”.