Conferenza stampa - Gasperini: "Ranieri? Non partecipo a questa macchina del fango. Io e Massara sotto l'aspetto tecnico non abbiamo feeling"

Conferenza stampa - Gasperini: "Ranieri? Non partecipo a questa macchina del fango. Io e Massara sotto l'aspetto tecnico non abbiamo feeling"Vocegiallorossa.it
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di Valerio Conti

Gian Piero Gasperini parlerà alle 13:30 in conferenza stampa alla vigilia del match della trentaquattresima giornata di Serie A, per presentare la sfida contro il Bologna, in programma sabato 25 aprile alle 18:00. Come di consueto, Vocegiallorossa.it fornirà ai propri lettori le parole del tecnico giallorosso in tempo reale. 

Quali sono le sue considerazioni sul comunicato della Roma riguardo la fine del rapporto con Claudio Ranieri e il suo ruolo come nuovo allenatore?
«Mi vengono in mente due cose. La prima è che la fiducia da parte della società non mi è mai mancata. Fin dal primo giorno, fin dal nostro primo incontro, ho sempre sentito il loro sostegno e la loro fiducia. Questo è fondamentale per lavorare al meglio. La seconda cosa che mi sembra molto importante nel comunicato è che la Roma è davanti a tutto».

C’è qualcosa delle parole di Ranieri nei giorni passati che l’ha più toccata, magari più ferita, qualcosa che l’ha lasciata più dispiaciuta?«No, dispiaciuto no, non ho mai avuto questa sensazione. È stata una situazione molto dura, molto forte, ma non c’era mai stata una sensazione di durezza, assolutamente, né in altri incontri né personalmente. Questo sicuramente è l’unica cosa, mi ha sorpreso».

Lei in passato ha detto che dentro Trigoria bisogna crescere e migliorare. Si aspetta un salto di qualità da questo punto di vista?
«Da che punto di vista? Io non ho fatto nulla. La situazione è successa come è successa, ma non l’ho fatta io. Non mi mettere sullo stesso piano, non ho fatto nessuna situazione contro nessuno, contro nessuno».

La mia domanda era diversa: qualche mese fa, lei ha detto che dentro Trigoria dobbiamo crescere. Cosa si aspetta da questo punto di vista?
«"Dentro Trigoria" perché Trigoria è il centro dove si fa calcio, dove si deve fare calcio, e dove spero si faccia calcio. Io cerco solamente di fare calcio. Tutte le altre questioni, io sono fuori e non le affronto, non ne parlo. L’unico obiettivo per me è fare calcio qua dentro, stop. Tutto il resto delle altre componenti mi sembra a un livello superiore. Mi riferisco alla presenza di uno stadio sempre pieno di tifosi, alla città che ci segue, ma anche a voi che seguite con passione. Però vorrei che anche voi finalmente tornaste a parlare di calcio. Io di altro non parlo, non so più come dirlo, e non voglio essere coinvolto in queste discussioni. Io sono stato tirato dentro, ma quello che voglio fare è parlare di calcio. Spero che anche voi, e tutta la gente, torniate a parlare di gioco, di squadre, di risultati, di giocatori, di quello che si può fare per dare soddisfazione a questa passione che c’è».

Domani probabilmente tornerà a disposizione Dybala, può confermarcelo? C’è la possibilità di vederlo anche dall’inizio oppure è ancora prematuro, soprattutto alla luce del fatto che quest’anno abbiamo visto Dybala e Malen insieme solo in due occasioni, una con il Torino e l’altra con il Milan, poi Dybala si è infortunato? Potrebbero tornare a giocare insieme dall’inizio?
«Dall’inizio mi sembra molto difficile. Paulo ha ricominciato a lavorare questa settimana dopo oltre 80 giorni, quasi 90. Quindi, no, dall’inizio lo escludo. Per uno che rientra dopo così tanto tempo, non è facile partire subito. Speriamo, mi auguro, che possa entrare a gara in corso. Però ormai siamo sulla strada giusta, è più una questione di abitudine e fiducia, la sua nel giocare. Non è una questione di condizione, ma proprio di calciare, di tirare, di contrastare. Sono cose che sono veramente difficili dopo essere stati fermi così tanto».

Le prossime cinque partite, quelle che ci aspettano fino alla fine del campionato, orienteranno anche il futuro di Dybala? Questo discorso è stato già affrontato in termini di programmazione?
«Intanto, orienteranno molto il finale di campionato della Roma. Il fatto di averlo a disposizione sicuramente ci dà maggiore valore, perché, come accennato prima, hanno giocato insieme solo una volta. Saremo tutti più soddisfatti e curiosi di vederli giocare insieme, magari anche con qualcun altro, non è detto, ma questa è la cosa più importante. Poi, parlare di futuro oggi è davvero difficile. Ci sono cinque partite e non sono poche. A volte si tende già a parlare come se fossimo alla fine del campionato, ma cinque partite sono una bella striscia, sono 15 punti e sono tutti da giocare. In questo momento cerco di mantenere altissima la concentrazione della squadra sulla partita di domani e sulle prossime partite. Abbiamo un impegno che non possiamo sbagliare e dobbiamo affrontare tutte e cinque le gare con la massima determinazione e con la massima volontà di fare più punti possibili».

Come si è arrivati al punto di una conferenza stampa di qualche mese fa con sorrisi insieme a Claudio Ranieri, a non nominarlo mai, fino a essere cacciato dalla Roma . Come si è arrivati a questo punto?
«Le vicende sono state quelle un po’ sotto gli occhi di tutti, fine. Non è una cosa che mi sento di commentare. Io sono stato fuori. Non partecipo a questa macchina del fango che giornalmente ormai è attivissima, gira 10.000 giri al giorno. Continuo a lavorare sulla squadra e a cercare di fare bene domani». 

In Italia è possibile per un allenatore assumere il ruolo di manager all’inglese? E eventualmente a lei piacerebbe questo ruolo?
«Io credo che più che mai c’è bisogno di lavorare di squadra. Se chiediamo alla squadra di distinguersi per la capacità dei giocatori, di adattarsi a ruoli, di giocare insieme, di raggiungere i traguardi insieme, di lavorare insieme per i risultati e per il bene comune della squadra, più che mai, anche in sede di mercato, l’allenatore deve fare il suo ruolo, ma deve essere complementare con il direttore sportivo. Quando iniziano a esserci, oggi credo, rispetto al passato, situazioni che bisogna saper affrontare insieme, con le caratteristiche giuste. Arrivo a pensare che il direttore sportivo e l’allenatore dovrebbero essere responsabili insieme, nel bene e nel male, dei risultati e della formazione di una squadra. Quindi quasi dovrebbero viaggiare in coppia. Molto spesso, soprattutto in passato, è successo che magari i direttori sportivi parlavano con l’allenatore, poi andavano a telefonare a un altro allenatore dietro e gli dicevano "attento, stai pronto". E c’era un disguido incredibile, oppure che l’allenatore doveva essere quello che allenava la squadra e il direttore sportivo il dirigente che faceva il suo lavoro. Credo che oggi sia molto diverso. Anche con le proprietà, che devono essere coinvolte, perché i numeri sono veramente tanti e le decisioni sono molto importanti. La capacità di fare squadra è determinante. Bisogna capire le esigenze del mercato, le difficoltà che i direttori sportivi incontrano sul mercato, e i direttori sportivi devono capire le esigenze degli allenatori per costruire delle squadre e arrivare a ciò che chiedono, con l’obiettivo unico di migliorare la squadra».

Con Massara siete complementari? Siete una coppia, visto che si parla anche della possibile uscita dell’attuale direttore sportivo?
«Questo io non lo so. Ricky posso dirvi che è una bravissima persona, posso dire che sotto l’aspetto tecnico non siamo riusciti ad avere un, come dire, un collante, un feeling, probabilmente, ma però sempre e solo riferiti alla squadra. Non c’è mai stato niente di personale, sempre solo riferiti a quelle che erano le richieste, magari per giocare un po’ diverso da quello che si poteva pensare, ma sempre professionali, mai personali. Questo decide la società, non sono io a decidere». 

Quest’anno le è mancato un po’ parlare di calcio?
«Sì, però avrei voluto parlare molto di più di calcio, sì. Sì, sì, starei tutta la giornata a parlare di calcio. Quindi anche con voi, tante volte ci si ferma. Quando si parla di calcio, non fa sempre piacere. È una deformazione ormai, però in quello è anche molto più piacevole, no? Ci si tolgono tanti veleni, tante cose. Io lo ritengo fondamentale, questo, confrontarsi continuamente. Ci si capisce, ci si conosce anche magari di più. Non sono interessato ad altre cose, a situazioni diverse. Io non devo mettere uomini, non devo mettere altre situazioni. Devo semplicemente parlare di calcio e confrontarmi per cercare di migliorare la squadra». 

La Champions League non è stato un obiettivo che le ha chiesto la proprietà, ma che ha fissato lei insieme alla squadra anche per un discorso di ambizione. Adesso però c’è una sorta di obiettivo minimo che la società le ha chiesto, che può essere l’Europa League, visto anche gli scenari in vista della Coppa Italia.
«No, non c’è, però pensiamo ancora. Guardiamo ancora avanti, poi quando non riusciremo più a guardare avanti ci accontenteremo di altre cose».

Salve mister, le volevo chiedere innanzitutto se avete già iniziato a parlare con la proprietà della prossima stagione, quindi se state già programmando il futuro della Roma. E poi lei aveva parlato prima del marzo terribile, della Roma aveva parlato di necessità di fare filotto. Quel filotto purtroppo non l'avete fatto, l'ha fatto la Juventus, che adesso si è messa bene la corsa Champions. Le volevo chiedere, visto che adesso la Roma sta recuperando pezzi importanti della squadra e affronterà in queste ultime cinque partite squadre che sono tutte dietro, diciamo in classifica, sente che è arrivato il momento per la Roma di fare filotto?
«Al momento è sempre buono. Se si vincesse è ancora in tempo, probabilmente. Però è chiaro che man mano che passano le giornate i margini di errore diminuiscono, quindi non si può sbagliare sotto questo aspetto. Sul resto no, perché siamo impegnati ancora in questo campionato e dobbiamo essere impegnati fino al 24 maggio e quindi però è anche vero che quando riterrà opportuno la società bisognerà poi pensare al futuro».

Torno sulla risposta che ha dato poco fa al collega sul poco feeling tecnico con Massara. Come pensa che questo poco feeling tecnico abbia rallentato la crescita della squadra in questo primo anno, se l’ha rallentata?
«Io ho sempre rispetto per il lavoro. Non è che non fossi contento dell’operato del direttore sportivo, ho sempre lasciato grande libertà. Ho sempre detto: “L’hai visto? Io certi giocatori non li conosco, l’hai visti, ti piacciono, prendili”. Quindi non c’è mai stata una chiusura su nessuno. Ho sempre cercato di vedere le mie caratteristiche, ma questa è una cosa che sapete da luglio-agosto. Ho detto, da quando sono arrivato il primo giorno: “Rinforziamoci davanti, che questa è una squadra forte”. Non mi sembra una richiesta straordinaria, mi sembra abbastanza comune per un allenatore nuovo, appena arrivato, che magari ha un modo diverso di giocare e che fa una richiesta del genere. Su tutto il resto non ho mai messo veti o cose simili, assolutamente. Quando si dice condivisi, sì, ma non era una cosa così importante, o meglio, lo era, ma non ero in grado di dire: “Se l’hai visto, ti piace, prendilo”. Non ho mai negato a nessuno il suo lavoro. Su quello ho sempre cercato di insistere, perché ritenevo che questa squadra fosse in una bella situazione, se riuscivamo a completare il reparto. Poi non è che non sia stato fatto, ma lì era il punto focale della mia richiesta. È così difficile da capire, così prorogata, che può creare tutta questa situazione?». 


Per quanto riguarda la fase difensiva, errori grossolani e anomalie: è passato un mese, è riuscito a capire se effettivamente è migliorato qualcosa o se nella partita contro l’Atalanta ha visto più o meno le stesse lacune?
«No, la squadra è stata straordinaria, si è vista nel complesso del campionato. Poi abbiamo avuto un periodo in cui farci gol era veramente difficile, eravamo una delle migliori difese. Abbiamo avuto un altro periodo, ma nell’arco del campionato ci sta. Globalmente, se valuto le 33 partite che abbiamo giocato, io penso che il rendimento difensivo sia stato di assoluto livello».

Nella penultima apparizione pubblica di Ranieri si è parlato del contesto di Sancho, della situazione Sancho. Lei ha appena detto che non ci sono state divergenze di vedute con Massara e con la direzione sportiva. Può darci la sua versione della storia.
«Non c’è potuto fare, perché giustamente la proprietà non ha voluto farlo, punto».

Le ultime due partite con il Bologna sono state purtroppo decisive in maniera negativa per la stagione della Roma. Le chiedo se nel preparare quella di domani ha preso come riferimento le difficoltà di quelle due partite, se c’è qualcosa di quelle due partite che le è rimasta un po’ in sospeso, magari anche degli errori della Roma.
«No, la squadra ha fatto tante cose buone, certo qualche errore, ma tante cose buone. Globalmente, le due partite sono state due ottime partite, a parte l’Atalanta. Credo che nelle due partite abbiamo fatto probabilmente anche di più. Abbiamo perso ai supplementari in un momento in cui la squadra comunque ha fatto una partita molto buona, sia nel ritorno che nell’andata, in rimonta. Ci siamo dovuti sempre trovare e dover rimontare, anche nel ritorno, prima dall’1-0, poi dopo sul 3-1. La prestazione per me è stata, sono state due prestazioni veramente di livello e buone. Poi ai supplementari c’è stato il gol, e ci sta, perché sono due partite equilibrate. Il Bologna è un’ottima squadra, organizzata, con una panchina importante, abituata perché l’anno scorso faceva la Champions. E anche in quella partita sono stati indubbiamente bravi. Però io credo che quella Roma abbia fatto due partite molto forti, come è stata molto forte anche la partita con l’Atalanta. Quindi, se vado alle ultime prestazioni, compresa quella dell’ultima che abbiamo giocato, credo che questa squadra mi abbia dato soddisfazione».