Bressan: "Nella mia academy dico ai ragazzi di provare acrobazie come facevo io". AUDIO!

05.08.2020 02:00 di Danilo Budite Twitter:    Vedi letture
Bressan: "Nella mia academy dico ai ragazzi di provare acrobazie come facevo io". AUDIO!

L'ex centrocampista Mauro Bressan si è collegato in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Ho una scuola calcio (National Football Academy) dove insegno ai ragazzini di 9-10 anni la bellezza di poter fare un gesto acrobatico, un po' come feci io in quel famoso gol col Barcellona. Mi chiedono come ho fatto, cosa mi passava per la testa: ho fatto vedere loro tutti i passi per arrivare a quel gesto. Il punto è che io non ho pensato niente, era come essere a casa: se avessi pensato ai 30mila spettatori, alla Champions e al Barcellona forse avrei fatto anche peggio. Invece sono come tornato bambino... Un gesto che mi ha reso orgoglioso, anche perché mio papà è tifoso della Fiorentina dagli Anni Sessanta".

Qual è la vostra filosofia? 
"Dare espressione all'indole e al talento che hanno: oggi i giovani sono troppo telecomandati. In più imparare a fare le cose acrobatiche, che è un po' il mio marchio di fabbrica".

Dovrebbe essere più semplice integrare ciò nelle società? 
"Il punto è che i tempi sono cambiati: prima avevamo il pallone e basta, oggi ci sono mille distrazioni. In caso di una delusione, trovano altro da fare e mollano: non vedo la forza che avevamo noi di rialzarsi dopo uno sbaglio. Invece io provo a far passare un messaggio di voglia, passione e determinazione".

Qualche calciatore è venuto a trovarvi? 
"Sì, anno scorso sono venuti Francesco Toldo, Fabio Rossitto e Paolo Vanoli, ovviamente tre ex viola (ride, ndr). Li ho portati a Jesolo, sempre bello condividere certe cose con i ragazzini, che fanno mille domande".

Quale la sua prima sensazione quando ha smesso di giocare? 
"All'inizio ho percorso un'altra strada, perché avevo notato delle cose nella mia carriera, e credevo mi avrebbe fatto piacere fare il ruolo di direttore sportivo. Troppo spesso viaggia su un binario diverso dall'allenatore, ma in realtà devono essere due persone con lo stesso cuore".

Quanto sarà grave la perdita dei cosiddetti club di periferia?
"Girando il mondo dilettantistico vedo tante realtà in difficoltà, la fatica di iscrivere le squadre. In più anche i genitori che non riescono a portarli più al campo, è un po' strano se ripenso che prima ci si allenava tutti i giorni... Due ore di sport al giorno, qualsiasi esso sia, non fanno altro che bene. Notiamo tanti ragazzi con delle difficoltà motorie, e questo è dovuto al fatto che fanno poco. Chi è bravo, poi, sa fare tutti gli sport. Penso a Ibrahimovic, aiutato molto dal takewondo, cosa che gli permette di fare le acrobazie".

Quale l'allenatore con mentalità più vincente che ha mai avuto? 
"A bruciapelo dico subito Terim, anche se ne ho avuti tanti. Ricordo però pure Trapattoni, che giocava con tanti attaccanti ed era conoscitore del gesto tecnico nel calcio: per gli allenamenti che faceva era un tecnico modernissimo, con lui ho imparato cose a 28 anni. Chi però ti faceva entrare in campo come un leone era Terim: solo guardandoti ti caricava".

Più importante che una certa mentalità l'abbia l'allenatore o la squadra?
"Se già i giocatori sono in un club che vince, creano mentalità vincente e possono trasmetterla anche ai nuovi compagni. L'allenatore è ovvio che debba averla prima di tutti: lui l'ha già vissuta. E quindi deve spiegare cos'è la vittoria: ricordo che Trapattoni era un vincente nato, e ci diceva quanto fosse bello vincere. Ti passava questo messaggio. L'esempio è la Juventus: partendo dalla società, si arriva ai giocatori che vincono tanto e lo spiegano anche a quelli che arrivano".

Troppa sofferenza anche quest'anno per la Fiorentina? 
"Ogni volta che arrivo a casa con mio papà parliamo solo di Fiorentina (ride, ndr). Si vorrebbe soffrire di meno, ma penso che con l'avvento di Commisso ci sia stato il punto in cui si sono messe le fondamenta per qualcosa di importante. Prima dei giocatori deve essere ben coperta la società e il management. Così si riesce a costruire ogni cosa, per me Commisso ha le potenzialità per farlo".


Mauro Bressan intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini