L'attesa

14.12.2018 19:35 di Luca d'Alessandro Twitter:   articolo letto 26530 volte
Fonte: L'editoriale di Luca d'Alessandro
L'attesa

Come si esce da questo momento? La domanda è sempre la stessa. Passano giorni, settimane, mesi, partite. Parole, parole, parole. Le dichiarazioni nei post gara anche sono un disco rotto: "Coraggio, compattezza, aspetto mentale". Soltanto Fabbri, VAR di Roma-Inter, ultimamente è riuscito a far remare tutti dalla stessa parte, uniti, compatti, decisi (il che è tutto dire). Il resto è caos: accuse alcune velate, alcune no, dell'allenatore verso i calciatori, dei calciatori verso i loro compagni, dei calciatori verso i tifosi. Tutti in ritiro. old style, una sorta di rimedio della nonna applicato al calcio. Nel frattempo c'era la trasferta di Plzen, seconda partita in Champions dove il risultato non contava, da poter affrontare con la mente sgombra. Lontano da quei tifosi che non capiscono nulla di calcio, nella neve dell'est, per ritrovarsi quel minimo che basta per non far, almeno quello, brutta figura. La prestazione prima del risultato. Un po' come contro l'Inter o contro il Real Madrid. L'aglietto. No. Non è servito neanche mandare in campo una formazione simil-titolare, perché, questa cosa dovremo cominciare a prenderla seriamente in considerazione, non si gioca con le figurine e le figurine della Roma non sono per volontà divina superiori a quelle degli altri, soltanto perché hanno la lupa sul petto. Negli ultimi 2 mesi di calcio la squadra ha giocato 12 gare, 4 vittorie, 4 pareggi, 4 sconfitte, ultima vittoria l'11 novembre. Resta l'attesa. L'attesa di una prova di carattere, dei 3 punti, di sapere di che morte tocca morire (se è questa l'estrema ratio). Magari azzerare il passato o considerare la squadra non per quello che ha fatto la scorsa stagione, non per il potenziale, ma per quello che dimostra nel presente può essere un primo passo verso una rinascita. Domenica sera Roma-Genoa, dove i 3 punti sono già pesanti. In attesa che qualcosa cambi in meglio.