Chi c'è e chi non c'è

28.10.2018 09:00 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 15974 volte
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Chi c'è e chi non c'è

Siamo giunti ormai alla fine di ottobre, con l’estate che un lontano ricordo e un inverno ancora altrettanto distante, e l’argomento più frequente delle discussioni che riguardano la Roma restano quei giocatori che della Roma non fanno più parte. Normalmente si direbbe che è meglio pensare agli elementi che hanno sostituito i partenti, ma, dopo dodici partite giocate, l’ago della bilancia dell’ondivago rendimento giallorosso non è rappresentato da loro, ma da chi già c’era e ancora c’è. Se la Roma dista quattro punti dalla zona Champions League (e undici dalla vetta della classifica) non sembra essere a causa degli zero gol di Kluivert in campionato o di gravi svarioni di Marcano, ma, semplificando il concetto, dai due soli centri di Edin Džeko e da una serie di distrazioni di Federico Fazio, lontano dagli standard delle prime due stagioni in giallorosso; così come i sei punti frutto di due vittorie convincenti in Champions League (contro avversari sì non trascendentali come Viktoria Plzen e CSKA Mosca, ma senz’altro superiori a Bologna e SPAL, per esempio) arrivano con un bosniaco in forma smagliante e, in generale, un apporto più che positivo degli altri senatori, come Manōlas, Kolarov, De Rossi e lo stesso Fazio. Tutto ciò può, in realtà, far tornare a parlare di mercato, soprattutto pensando che i due acquisti principali (almeno, per costi) della campagna di rafforzamento stanno faticando a emergere, ma è sul campo che ci si deve concentrare ed è sul campo che ci sono dei margini di miglioramento anche abbastanza ampi, certificati dagli enormi alti e bassi che tanto tormentano il tecnico. Presentarsi domenica a Napoli con i propri pezzi grossi non al massimo delle loro possibilità significherebbe rischiare grosso non solo di non portar via punti dal San Paolo, ma anche di ripiombare nel circolo di negatività da cui ci si è creati l’opportunità di uscire nella serata europea: sulle spalle dei vecchi l’onere di evitarlo, in attesa di spalle più fresche con cui condividere questo peso.