Alisson: "La continuità nel giocare mi ha aiutato. In 5 per lo scudetto. In Champions giocheremo ogni partita come una finale"

11.01.2018 17:50 di Luca d'Alessandro Twitter:   articolo letto 11009 volte
© foto di Federico Gaetano
Alisson: "La continuità nel giocare mi ha aiutato. In 5 per lo scudetto. In Champions giocheremo ogni partita come una finale"

Queste le parole rilasciate da Alisson Becker, portiere della Roma e della Nazionale brasiliana, al portare Folha:

La scorsa stagione hai subito 17 gol in 15 partite, in questa 18 in 24. Da cosa dipende?
"La Roma ha cambiato modo di giocare. La scorsa stagione avevano una squadra più offensiva e meno organizzata in difesa. Concedevamo molte più occasioni agli avversari. Adesso siamo più concentrati dietro. Riguardo a me, il fatto di giocare con più continuità mi aiuta. In Champions League nessuno si aspettava ci qualificassimo in un girone con Chelsea e Atletico, due giganti del calcio europeo. Sappiamo che sarà difficile, ma crediamo nel nostro potenziale. Siamo concentrati sull’affrontare ogni gara come se fosse l’ultima, come se fosse una finale. Cercheremo di fare l’impossibile per vincere. Il campionato italiano è aperto. Ci sono cinque squadre in lotta per il titolo. Abbiamo una grande chance di portare questo titolo che Roma non conquista da tanto. Voglio vincere e dare una gioia ai tifosi".

In Brasile però  vieni criticato e ci sono molti portieri visti di buon occhio. Come gestisci la situazione?
"Non la penso così. Sono più i giudizi positivi che quelli negativi. Il problema è stato il non giocare con continuità nella Roma. Questo ha dato inizio alle critiche della stampa nei miei confronti. Ero sempre colpito da quella critica. Fu allora che iniziarono queste critiche da parte di alcune sezioni della stampa. Hanno iniziato a fare nomi di altri portieri. Era solo per la mancanza del ritmo partita, mai per una mancanza di una mia qualità, per un fallimento o per un brutto momento. Negli ultimi mesi però non ho più letto una critica così forte. Ma ciò non mi ha mai influenzato in nazionale. Quando sono stato chiamato ero sempre pronto. È ovvio che però voglio raggiungere un pensiero unanime su di me, il mio obiettivo è quello di essere accettato da tutti. Oggi nel calcio il migliore al mondo è Cristiano Ronaldo, ma non lo è per tutti. Alcuni preferiscono Messi, altri invece preferiscono Neymar. Conosco le mie qualità, ho lavorato duramente per arrivare dove sono arrivato, per essere una delle stelle della nazionale e non mi arrenderò". 

A proposito di Mondiale. Molte partite potranno essere decise ai tiri di rigore. Come ti valuti in questo?
"Ho la fortuna di avere nel Brasile un grande insegnante come Taffarel. Nel dettaglio provo a studiare il potenziale tiratore ma ci sono diversi fattori che contano: il momento della partita, l'istinto e la fiducia". 

Nella Copa America del 2016 negli Stati Uniti hai preso un gol dall’Ecuador che non è stato convalidato dall’arbitro. Era una palla che sembrava facile da parare. Ci sono dei modi per minimizzare i rischi di fare delle papere?
"In quell’occasione in particolare quel gesto non è stata una papera, perché quando Bolaños ha calciato la palla, prima che mi raggiungesse, è finita sul palo e mi ha disturbato: ha colpito il palo e poi il mio braccio, prima di entrare. È stata sfortuna, ma il portiere ci deve sempre convivere. Avevo un allenatore dei portieri (Maquinhos Lopes, ndr) che mi disse che la differenza tra un grande portiere ed uno piccolo è che entrambi falliscono, ma quello grande assimila meglio gli errori. Questo è il segreto".

Quali sono le prospettive della Roma in Champions?
"Nessuno si aspettava potessimo qualificarci in un girone con Chelsea e Atletico Madrid. Sapevamo sarebbe stato difficile, ma abbiamo creduto nel nostro potenziali. Adesso affronteremo ogni partita come fosse l'ultima, come fosse una finale. Proveremo a fare l'impossibile per vincere". 

Lotta scudetto in Serie A.
"Siamo in 5 a contendercelo (Inter, Napoli, Juventus, Roma e Lazio ndr). Abbiamo la grande possibilità di portare a casa questo titolo che manca da tanto alla Roma. Voglio vincere e portare gioia ai nostri tifosi".

Come valuti la tua capacità di giocare coi piedi?
"Ho sempre avuto questa caratteristica. Nelle giovanili lo affinai con André Jardim, che prese spunto dal Barcellona di Guardiola e su come il portiere usasse molto giocare con i piedi. Mi è sempre piaciuto essere partecipe al gioco, il portiere così mantiene più alta la concentrazione".