Lui lo sapeva

14.01.2018 19:40 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 47152 volte
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Lui lo sapeva

Che a Roma certe cose siano cicliche è ormai fatto assodato. Che, altrettanto ciclicamente, si arrivi a una situazione apparentemente incomprensibile, pure. Il crollo verticale avuto dalla Roma nell’ultimo mese abbondante ancora non ha trovato una spiegazione sia all’esterno che all’interno; a dire il vero, fuori da Trigoria ci si è facilmente rifugiati nei classici tormentoni buoni per tutte le stagioni, come la retorica dei giocatori che vanno in ferie (come se, per assurdo, negarle - in barba a ogni contratto firmato - portasse in automatico effetti positivi), la tournée estiva che spunta fuori a intermittenza (e che non ha impedito, un anno fa, di fare 87 punti con una rosa giudicata insistentemente come “corta”) o la lontananza dal GRA del presidente, che non era a Roma neanche il giorno del derby o quello di Roma-Qarabag, per esempio. Dentro, invece, qualcuno, in realtà, le avvisaglie di quello che poi si è verificato (per ammissione dei protagonisti e di uno in particolare, Kevin Strootman) le aveva percepite. Era l’8 dicembre, la Roma era fresca del sorprendente primato del girone in Champions League ed era attesa da un trittico di partite abbordabili per macinare punti in campionato e andare avanti in Coppa Italia prima di testare la propria forza contro la Juventus, e a Monchi fu chiesta un’opinione sull’impresa da poco compiuta: “Manca una piccola cosa per giudicare, che è la partita di Verona. Dopo Verona dirò il mio pensiero. Se siamo capaci di fare una buona partita sarò più contento di Roma-Qarabag. Sarà uno step più importante per la crescita della società. Forse domenica è il momento più importante del campionato”. E proprio da Verona è cominciato il calo, accelerato poi dalla coppa e diventato insostenibile e insostenuto dopo il KO dell’Epifania contro l’Atalanta. Monchi sapeva a cosa si rischiava di andare incontro e cosa non si è riusciti a schivare: doppia colpa di allenatore e squadra, che ora devono rimediare stringendosi attorno allo spagnolo. L’uomo di calcio tanto bramato, che, pur con attenuanti, qualcosa nello strettamente suo ha sbagliato ma su cui bisogna evidentemente fare affidamento, perché ha dimostrato di conoscere certe dinamiche prima ancora di viverle lontano da casa, dove tutto può sembrare più difficile da capire. Nessuna figura provvidenziale, ovviamente, ma un aiuto in più per comprendere dove e cosa si è sbagliato sul piano dell’approccio, della mentalità, direbbe qualcuno. Per il campo in senso stretto, per capire quali possano essere le soluzioni a una crisi tecnica ancora non spiegata si dovrà aspettare ancora qualche giorno di vacanza: un diritto, non un premio, se non fosse chiaro.