Venti minuti per crescere

 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 10250 volte
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Non era il Santiago Bernabéu con il suo miedo escénico, ma l’Estadio della Céramica per le italiane era sempre stato una trappola: solo una vittoria in nove gare, eliminazioni a ripetizione e tante delusioni, non ultima quella giallorossa del 2004. Non era la Champions League, ma anche nell’Europa del giovedì la squadra di Spalletti non si era mostrata totalmente immune a cali di tensione, pur con avversari decisamente di caratura minore del Villarreal, col ricordo delle notti d’agosto contro il Porto se possibile ancora più fresco di qualche settimana fa, visto il doppio confronto di simile livello. Ingredienti per avere paura, insomma, ce n’erano: la Roma, dopo aver fatto vedere cosa fosse capace di fare nel primo tempo, l’ha spazzata via nel secondo, nel momento in cui tutto poteva cambiare, vecchi pensieri potevano affiorare e la storia ripetersi. Sono quei primi venti minuti della ripresa, come non ha mancato di far notare il tecnico nel postpartita, quelli in cui la Roma si è conquistata il suo premio, che si spera vada oltre la ragionevolmente ipotecata qualificazione agli ottavi di finale di Europa League, e ha trasferito anche a livello internazionale la propria crescita finora mostrata solo entro i confini. Senza dimenticare, ovviamente, i meriti specifici di chi stava in campo e fuori: Spalletti ha azzeccato la mossa El Shaarawy, che ha mandato in tilt la corsia destra difensiva del Villarreal (che ha incassato per la prima volta in stagione più di due gol in casa), e il momento dell’ingresso in campo di Salah, immediatamente decisivo per il 2-0; Emerson Palmieri ha disputato probabilmente la miglior partita della carriera in giallorosso in cui il gol è quasi contorno rispetto alla portata principale; Edin Džeko continua su medie realizzative irreali da queste parti, con 28 gol stagionali che sono solo 4 in meno dei 32 segnati da Francesco Totti nel 2006/2007, e ancora tre mesi e mezzo da giocare. Tutto questo, alla fine della fiera, è però solo poco più dell’inizio di un percorso che la Roma può e deve proseguire nello stesso modo, continuando a costruire una consapevolezza sia delle proprie qualità che di tutte le difficoltà che possono capitare e degli imprevisti dietro ogni angolo: il bagaglio con cui si torna dall’ex Madrigal servirà anche a essere più pronti per ciò che potrà accadere.