Senza meta

 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 13294 volte
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Chi sarà il prossimo allenatore della Roma? Totti continuerà a giocare? De Rossi e Strootman rinnoveranno? Manolas andrà via o rimarrà? Con sei giornate di campionato da disputare, oltretutto dense di gare di una certa importanza, le domande che ci si pongono sono tutte rivolte al futuro; un futuro decisamente nebuloso e tale proprio perché da qui a quando diventerà presente possono cambiare ancora tante cose. Diverse di esse sono nella testa del tecnico e sui piedi dei giocatori, ancora artefici del destino della Roma, al di là del fatto di esserne poi parte integrante o meno. Indubbiamente una grande incognita in un momento in cui c’è ancora tantissimo in gioco e non bisogna mollare nulla neanche inconsciamente, ma quanto è possibile tenere la barra dritta per puntare un obiettivo immateriale o comunque più pratico per un’azienda che glorioso per un qualsiasi sportivo come il secondo posto? Rudi Garcia parlava di “primo posto del nostro campionato”, più recentemente Wojciech Szczęsny lo ha definito un “mini-trofeo”, probabilmente non credendo neanche lui a quel che diceva, una retorica decisamente spicciola, forse aderente alla realtà per certi aspetti visto che chi è davanti sembra lontano più degli otto punti di distacco in classifica, potenzialmente controproducente nel caso in cui se ne abusa (e, per fortuna, al momento non pare essere così). Si parla del secondo posto come un obiettivo di cui ai tifosi importa poco, ma la cosa che conta è capire quanto interessi ai protagonisti, prima di tutto all’allenatore, che dell’idea di giocare per la piazza d’onore non è mai sembrato - umanamente - entusiasta: per lui “finire il lavoro” era ben altra cosa e, sospendendo al momento il giudizio sulla ripartizione di responsabilità e cause per cui questo lavoro non è stato completato, quel “ce l’ho messa tutta” sa di una resa - altrettanto umana - che non deve essere totale. Correre dritti senza vedere una meta è forse una delle cose più difficili da fare: la Roma, però, non ha altra scelta che dipendere dai suoi maratoneti.