De Rossi per fortuna o purtroppo insostituibile

30.10.2018 23:00 di Alessandro Carducci Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci
De Rossi per fortuna o purtroppo insostituibile

La buona notizia è che De Rossi sa essere ancora importante per la Roma e, finché è rimasto in campo, è stato tra i migliori tra i giallorossi.
La brutta notizia è che De Rossi è ancora troppo importante per la Roma. Con le sue 35 primavere, il centrocampista di Ostia è, per distacco, il giocatore più efficiente in mezzo al campo.
Il senso tattico ben superiore alla media lo rende ancora indispensabile, nonostante la carta di identità lo costringa, ormai da anni, a fermarsi per parecchie settimane ogni anno.
La squadra, costruita per il 4-3-3, si sta adattando definitivamente al 4-2-3-1 ma questo significa che De Rossi e Nzonzi sono insostituibili. Non per merito (almeno non per Nzonzi) ma per mancanza di alternative. In origine, il francese sarebbe dovuta essere una valida alternativa a De Rossi come vertice basso del centrocampo a tre.
Cambiate le carte in tavola, entrambi si sono trovati a essere titolari, con Cristante prima alternativa, costretto ad arretrare qualche metro sia per necessità di squadra (ceduto Strootman, mancano proprio giocatori con quelle caratteristiche) e sia per necessità individuali. Con il ruolo di trequartista occupato saldamente da Pellegrini e con Pastore a insidiare il suo posto, l’ex Atalanta si sarebbe trovato a essere la terza scelta.
Ha invece molta più possibilità tra i due di centrocampo, posizione però che non esalta ma deprime le sue qualità.
Il risultato, al momento, è una serie di prove incolori, non aiutate sicuramente da un morale che non deve essere altissimo per un giocatore arrivato per fare la mezz’ala con licensa di inserirsi in aerea, e costretto ora a giocare molto più basso e lontano dalla porta.
Aspettando che Nzonzi si adatti ai ritmi del nostro campionato, tocca a De Rossi coprire perfettamente le linee di passaggio, andare in contrasto con forza ed efficacia e far ripartire l’azione con le verticalizzazioni improvvise.

Polpaccio e ginocchio permettendo, ovviamente.