Stadio - Magliaro: "Ecco cosa succede se il sindaco Raggi si dimette"

10.11.2018 10:20 di Marco Rossi Mercanti Twitter:   articolo letto 9008 volte
Stadio - Magliaro: "Ecco cosa succede se il sindaco Raggi si dimette"

Fernando Magliaro, giornalista esperto delle vicende intorno allo stadio della Roma, ha fatto il punto della situazione in caso di eventuali dimissioni del sindaco Raggi. In tal caso, si nominerebbe un Commissario Straordinario che avrebbe i poteri della Giunta e del Consiglio. Ciò significa che è facoltà dello stesso Commissario adottare tanto la variante quanto la convenzione urbanistica sullo stadio della Roma. Può farlo perché questi atti discendono dagli esiti della Conferenza dei Servizi decisoria cui ha preso parte il rappresentante del Campidoglio a seguito di una doppia delibera dell’Assemblea Capitolina, quella Marino nel 2014 e quella Raggi nel 2017. Il Commissario, dunque, adotterà la variante e la convenzione se:

- I due testi fossero pronti nel periodo di carica del Commissario. Possibilmente, verso l’inizio della carica e non verso la fine. (Si andrebbe al voto a fine maggio, quindi, se i testi fossero pronti a metà maggio, è presumibile ritenere che il Commissario attenda. Se i testi fossero pronti a metà gennaio, invece, è presumibile attendersi che li adotti).

 - Se la personalità del prescelto, sarà abbastanza forte da resistere alle pressioni contrarie (di partiti, movimenti, associazioni e quant’altro), ovviamente a condizione che sia convinto di volerla fare.

- Se la personalità del prescelto sarà così debole che, pur essendo convinto di non volerle adottare, le adotti avendo ceduto alle pressioni della piazza.

Non lo farà se:

- I testi di variante e convenzione non fossero pronti nel suo periodo di carica.

- Se la personalità del prescelto sia intimamente convinta di voler comunque attendere l’elezione del nuovo Sindaco e quindi sia più forte delle pressioni mediatiche ad adottare gli atti.

- Se la personalità del prescelto fosse invece più debole e, quindi, cedesse alle pressioni a non adottare, pur essendo convinto della possibilità/necessità del contrario.

Ipotizzando (come ad oggi pare evidente) il periodo febbraio/marzo come quello, ottimisticamente, utile per andare al voto permanendo ovviamente l’attuale Amministrazione in carica, nel caso di non adozione l’eventuale ritardo sarebbe stimabile in un trimestre circa. Vale a dire: marzo per il voto ordinario, attesa della nuova Amministrazione nel pieno potere, metà giugno 2019, quindi: marzo-giugno come attesa ulteriore.