Capire, colpire, tenere: le tre mosse per vincere il derby

19.11.2017 20:08 di  Gabriele Chiocchio  Twitter:    vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Capire, colpire, tenere: le tre mosse per vincere il derby
Vocegiallorossa.it

Un derby, si dice, non è una partita come le altre; figuriamoci cosa deve essere doverlo vincere tre volte. Sì, perché la Roma questa sera ha vinto tre round, prendendosi tre punti che valgono un gradino in più non solo in classifica con il sorpasso sui rivali, ma anche in convinzione e forza dimostrata.

CAPIRE - Prima del match c’era curiosità su come si sarebbe sviluppata la gara: la Lazio si conosceva, la Roma era un’incognita, con le sue due facce mostrate nel corso della prima parte di stagione che lasciavano il dubbio su quale sarebbe scesa in campo all’Olimpico. Nel primo tempo da fuori si è cercato di capire cosa stava succedendo dentro al campo, da dentro la Roma ha cercato di capire quale fosse la via migliore per colpire e ha scelto la strada maestra, quella del pressing e dell’aggressività, per aprire la scatola biancoceleste.

COLPIRE - Una volta scelta la via, i giallorossi hanno trovato il modo di colpire e l’hanno fatto con la forza del sistema ma anche con quella dei singoli: la giocata di Kolarov in occasione del primo gol e la botta di Nainggolan (ma non aveva una lesione muscolare?) per il raddoppio sono il plus che hanno trasformato in concreto una crescita già visibile alla fine del primo tempo e accelerata all’inizio del secondo. Ma ciò che simboleggia la ricerca di Di Francesco è il break di Perotti, sempre in occasione del raddoppio: esattamente quello che la Roma stava cercando per raccogliere quanto seminato fino a quel momento.

TENERE - Il calcio, però, è fatto anche di episodi e un episodio ha seriamente rischiato di rimettere in discussione tutto: la prima volta della Roma dell’on-field review è stata mortifera, visto che Rocchi non aveva visto l’evidente fallo di mano di Manōlas (e menomale che esiste uno strumento in grado, almeno in certi casi, di riportare verità sul terreno di gioco) e il calcio di rigore trasformato da Immobile ha innegabilmente portato qualche fantasma sul prato verde. Di Francesco ha dato ordine dalla panchina, gli errori - anche banali - sono comunque aumentati ma la Roma ha avuto l’ulteriore merito di vincere anche questa mini-partita, non disunendosi e anzi crescendo nuovamente nel finale, tenendo sufficientemente lontana la minaccia biancoceleste. Vincere non snaturandosi, ma al contempo non perdendo il focus su avversario e contesto: alle grandi squadre si chiede questo, e questa sera, quando serviva tanto, la Roma è stata tre volte grande.