Sedici - Totti: "Ci siamo sempre rispettati a vicenda". Dzeko: "Giocatore straordinario". Florenzi: "Simbolo in mezzo al campo". Kolarov: "Pochi come lui". Pellegrini: "È un fratello"

26.05.2019 17:42 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Sedici - Totti: "Ci siamo sempre rispettati a vicenda". Dzeko: "Giocatore straordinario". Florenzi: "Simbolo in mezzo al campo". Kolarov: "Pochi come lui". Pellegrini: "È un fratello"

In occasione dell'ultima gara in maglia giallorossa, Roma TV ha dedicato uno speciale a De Rossi intitolato "Sedici", dove sono intervenuti diversi compagni di squadra e anche ex:

Totti: “Giocatore universale, si vedeva che era un ragazzo diverso dagli altri, che aveva già un futuro, si vedeva in mezzo a tanti altri giocatori, aveva un passo diverso. Tutti pensavamo che potesse diventare un giocatore della Roma il prima possibile, è cresciuto in fretta perché a 18-19 anni era già un veterano, aveva una testa diversa dagli altri. Era più intelligente, scaltro, ha fatto meno fatica rispetto ad altri. Il primo gol in Serie A fu contro il Torino da 30 metri, tiro formidabile e secco. Capello fu fondamentale per De Rossi, lui era uno dei più bravi tecnici in circolazione, lo ha fatto crescere nel migliore dei modi, lo ha gestito bene e gli ha insegnato come comportarsi con i giocatori più grandi e la stampa, perciò è stato un trampolino di lancio. Quando si passa da Primavera a Prima Squadra arrivi in punta di piedi, lui venne così e portava rispetto a tutti perché era un giovane promettente, ce lo coccolavamo. Nel suo ruolo è tra i più forti del mondo, vede la gioca 1-2 secondi prima degli altri e qua si vede la differenza da un giocatore normale e un campione. Abbiamo vinto una Supercoppa grazie a un suo rigore, io venivo da una contrattura e avevo avuto un risentimento forte durante l’incontro. Vedendo il momento e la situazione, ci fu lo sguardo reciproco con Daniele e gli concessi di batterlo, tanto eravamo in mani sicure. Quando c’ero io, era già capitano, è stato sfortunato perché ho giocato fino a 40 anni ed è stato capitano solo per 2 anni, ma per me è sempre stato capitano. Mi sentivo tranquillo con lui vicino perché mi trasmetteva forza e voglia, personalità, ci completavamo a vicenda ed essendo le due persone più importanti per la Roma ci siamo coesi e abbiamo portato il più lontano possibile questa squadra. Ci siamo sempre rispettati a vicenda, alla mia ultima partita mi ha premiato con la targa e c’è stato un abbraccio sincero e d’amore che abbiamo condiviso. La maglia della Roma per De Rossi è come una seconda pelle, una maglia che hai sempre cercato di onorare fino alla fine, una maglia diversa da tutte le altre, anche per questo abbiamo fatto la scelta di vita di restare qui e portare più in alto la Roma nel mondo. Abbiamo condiviso tante cose e sono contento di averle vissute con lui”.

Kolarov: “Campione in mezzo al campo, l’ho vissuto come avversario prima e da compagno poi, abbiamo lo stesso procuratore ed è un grande campione. Con lui in campo siamo tranquilli perché sappiamo che c’è sempre, lui è molto intelligente e quando gioca io sono tranquillo. Ha vinto il campionato del Mondo, ha tirato il rigore in finale e come lui ce ne sono pochi. Ha una grande personalità come pochi. Nonostante venissi dalla Lazio, lui mi ha accolto benissimo e sin dal primo giorno è andata bene, sicuramente rimarrà un pezzo importante della mia vita. Roma-Barcellona? Sapevamo che potevamo ribaltarla per il match d’andata, eravamo tutti carichi e soprattutto lui, le partite importanti le vive maggiormente, eravamo convinti di fare bene. Sul rigore ero tranquillo che riuscisse a segnare, ci ha caricato molto durante la settimana. Ha una carica incredibile, non ho mai vissuto uno come lui tifoso della squadra in cui gioca. Lui come esempio e capitano determinava sempre su queste cose”.

Florenzi: “Simbolo del tifoso in mezzo al campo. È un campione per quello che sa trasmettere, ti fa sentire a tuo agio dal primo giorno in cui lo incontro, poi è un grande giocatore. Per me lui era capitano anche quando c’era Totti. Non serve che parli, ha come un’aura che mostra come lui è. Roma-Barcellona? Il suo sguardo dopo il gol è stato penetrante, siamo riusciti a rimontare. La Roma per Daniele è come una mamma o un papà, dopo i figli arriva la Roma, è un amore viscerale che non finirà mai. Ha rispecchiato quello che avevo visto da tifoso”.

Lorenzo Pellegrini: “Lui vive le partite come se fossero tutte le più importanti, le vive da tifoso. Riconoscono tutti l’animo e la grinta di Daniele, è sempre stato così. Lui mi dà molti consigli, mi considera un fratello più piccolo”.

Dzeko: “Daniele non è solo un giocatore straordinario, è una persona perbene anche fuori dal campo, bisogna sempre lavorare bene per arrivare a certi livelli e rimanerci e non è facile, il suo livello è stato molto alto. Peccato perché avrebbe meritato di vincere di più, però ha un Mondiale. Non l’ho mai incontrato da avversario, ci parlai quando Mancini era al City con noi e lo voleva a tutti i costi, tutti noi lo avremmo voluto e chiedevamo informazione, come giocatore non si discute. Vede tutto prima di tutti, questa cosa secondo me si può imparare. Io dico sempre ai miei compagni di guardare Daniele perché così si gioca a calcio. Daniele è stato importante per me, forse più fuori che dentro al campo, io lo vedo come un fratello. Roma-Barcellona? Non è facile tirare quei rigori, è lì che si vedono i veri capitani e campioni. Si parla degli ultimi gol, ma quello era molto importante. Nel mio primo gol contro la Juventus, ho visto la faccia di Daniele ed era euforico, era come un bambino. Purtroppo non abbiamo vinto nulla ma la sua faccia disse tutto. Lui non deve dare spiegazioni”.

Candela: “Unico, al primo gol in Serie A lo abbracciai, era giusto festeggiarlo come uomo. Capello fu fondamentale per Daniele, lo ha lanciato al momento giusto. È un tecnico vincente e gli ha dato tanto. Era già un ragazzo intelligente, avevamo già un bel feeling perché già all’epoca uscivamo tutti insieme, era già parte integrante del gruppo. Era a disposizione del compagno con umiltà, s’inserii bene in un gruppo non facile come quello di una squadra che vinse lo scudetto, lo fece con eleganza. È prima di tutto un grande uomo, un signore, un campione. La velocità del pensiero è quello che fa la differenza in Daniele, quella è la sua più grande capacità e forza. Negli ultimi 20 anni è tra i 5 centrocampi più forti al mondo indubbiamente, ha tutto per rientrare nella categoria. Lui è un leader oltre la fascia, non ho giocato con lui quando è diventato capitano ma non è cambiato di una virgola. Vincere con la Roma è qualcosa di speciale, lui ha dato tanto alla Roma. L'amore per la Roma non finirà mai”.

Tonetto: “Probabilmente ho conosciuto il miglior De Rossi di sempre, a 23 anni aveva una forza fisica pazzesca, aveva diversi armi che deve avere un campione. Abbiamo vinto una Supercoppa con un suo rigore. A livello europeo e mondiale c’erano pochi giocatori al suo livello, l’amore per la Roma è sempre stato più forte. Ha affrontato diversi momenti difficili ma ci ha messo sempre la faccia. È diventato un simbolo grazie ai suoi comportamenti, insieme a Totti è un simbolo. Derby? A ridosso delle stracittadine non stava bene, il tifoso che era in lui prevaleva”.

Aquilani: “Ha avuto una crescita incredibile a 15-16 anni, da bravo giocatore è uscito fuori come calciatore incredibile, si è sviluppato fisicamente, è passato da attaccante a centrocampista e ha avuto un’evoluzione pazzesca e inaspettata. Con Daniele abbiamo fatto tutto, abbiamo fatto tutto il settore giovanile, siamo saliti in Prima Squadra insieme, eravamo proiettati in una squadra pazzesca. Siamo stati compagni di squadra in anni straordinari, quando l’Inter era forte come la Juventus attuale. È una persona molto razionale, intelligente. Se nasci e cresci con il sogno di vincere con la Roma, hai delle sensazioni indescrivibili. Se pensi a Totti, pensi a lui. Derby? Prima della sfida contro la Lazio era un’altra persona. La maglia giallorossa ha significato tanto per lui”.