De Vezze: "Sono nato della Roma. Mi piace l'atteggiamento tattico di Fonseca"

23.08.2019 20:25 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
De Vezze: "Sono nato della Roma. Mi piace l'atteggiamento tattico di Fonseca"

Il doppio ex di Roma e Genoa, Daniele De Vezze, ha rilasciato un'intervista per l'AS Roma Match Program.

Va in trasferta a seguire la Roma?
“Quando ho tempo e modo, sì. Compatibilmente con gli impegni della mia squadra con la quale gioco ancora. La United Sly Bari”.

Si diverte ancora con il pallone tra i piedi?
“Sì, è una passione che resta tale, anche se ho 39 anni. Mi trovo bene in questa squadra di Bari che milita nei dilettanti. Ma il progetto della società è serio e l’obiettivo è di arrivare tra i professionisti nel giro di qualche anno”.

A proposito di professionisti, ne ha fatta di strada in carriera. Venti anni fa esordì con la maglia della Roma, in Roma-Sampdoria 3-1 del 14 febbraio 1999.
“Fu una grandissima emozione. Giocai poco, entrai a pochi istanti dal triplice fischio subentrando a Fabio Junior. Quel giorno il brasiliano segnò esordendo allo stadio Olimpico. Ma poi il suo percorso romanista non fu fortunatissimo”.

Il suo percorso fu fortunato, invece?
“Nel 1999 giocai solo un altro spezzone, all’ultima giornata contro il Vicenza. Poi, iniziai a girare l’Italia e la maglia della Roma non ebbi più la possibilità di indossarla. Diciamo che quel momento non fu fortunatissimo per me, ma furono anni gloriosi per la Roma. L’anno successivo arrivò Capello che voleva solo calciatori pronti, puntando poco sui giovani. La Roma iniziò il ciclo che la portò a conquistare lo scudetto nel 2001, mentre io nella stagione tricolore ero a Palermo, che all’epoca era una società controllata dal presidente Sensi”.

Quando il suo cartellino fu definitivamente venduto ad un altro club?
“Successe a Firenze, con la Fiorentina. Era il 2003, era nelle cose perché avevo capito che la Roma non avrebbe più puntato su di me, però accettai perché comunque ho fatto una buona carriera, giocando anche in Serie A”.

Ha pure affrontato la Roma in qualche occasione da avversario.
“È sempre stata una sensazione particolare. Ovviamente, mi comportavo da professionista ogni volta. Mi faceva un effetto particolare scendere in campo all’Olimpico. Era qualcosa di fantastico. Per me significava come rivivere l’emozione dell’esordio. In quelle occasioni ho potuto parlare anche con Totti e De Rossi, con cui poi sono rimasto in contatto nel corso del tempo”.

Nel 2005 passò al Genoa. Che esperienza fu?
“Molto stimolante ed esaltante. Fu particolare all’inizio perché il Genoa fu retrocesso in Serie C in seguito al caso riguardante la partita Genoa-Venezia. La squadra fu costruita in fretta e furia con Vavassori allenatore e altri giocatori ideali per la categoria, tra cui il sottoscritto. Facemmo un gran campionato, venimmo promossi in B sul campo. L’anno successivo, inoltre, il Genoa riuscì ad arrivare in Serie A classificandosi terzo. Restai un anno solo in Liguria, ma quel periodo mi è rimasto dentro”.

Anno 2010, a Torino portato dall’attuale direttore sportivo giallorosso, Gianluca Petrachi.
“Ho un ottimo rapporto con il direttore. È una delle poche persone limpide e trasparenti di questo mondo del calcio. Con me si è comportato in modo esemplare, parlando sempre con sincerità e dandomi fiducia. A Torino restai un anno solo. Lui mi avrebbe confermato, era tutto pronto per il rinnovo, ma poi arrivò Ventura che preferì fare altre scelte e io cambiai aria. Come ho saputo del suo passaggio alla Roma, gli ho mandato un messaggio per congratularmi e fargli il mio in bocca al lupo. Glielo rinnovo anche in questa circostanza. Merita un’opportunità del genere, farà un ottimo lavoro. Sono sicuro”.

Che idea si è fatto di questa Roma targata Fonseca?
“Ho visto in televisione alcune amichevoli e mi è piaciuto molto l’atteggiamento tattico di questo allenatore. È un’idea di calcio moderna, accattivante, può essere una chiave vincente in Italia. Sarà bello vederla dal vivo”.

Lo sa che la società dà la possibilità ai suoi ex giocatori di venire allo stadio a vedere la partita, a patto di aver disputato almeno una presenza in prima squadra?
“Mi avevano accennato di questa iniziativa, molto bella, ma credevo non riguardasse proprio tutti. Fa piacere. Ci vediamo presto all’Olimpico, allora. Ma ci sarei venuto in ogni caso. Perché sono nato della Roma”.