Scacco Matto - Juventus-Roma 1-0, troppo timore e Higuain punisce

 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 6531 volte
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio
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Scacco Matto - Juventus-Roma 1-0, troppo timore e Higuain punisce

È un gol di Gonzalo Higuaín a decidere in favore dei bianconeri il big match dello Juventus Stadium

LE SCELTE - Scelta sorprendente di Luciano Spalletti, che con Mohamed Salah e Bruno Peres non al meglio sceglie Gerson a destra nel 4-2-3-1. Il brasiliano completa la linea alle spalle di Edin Džeko con Radja Nainggolan e Diego Perotti, davanti alla linea  difensiva composta da Antonio Rüdiger, Konstantinos Manōlas, Federico Fazio ed Emerson Palmieri, con Daniele De Rossi e Kevin Strootman in mediana. Allegri sceglie la difesa a 4 e le due punte, con Miralem Pjanić alle spalle di Mario Mandžukić e Gonzalo Higuaín.

SUBITO SCHIACCIATI - GIà nei primi minuti si nota un’enorme differenza di intensità tra le due squadre, con la Juventus pronta ad aggredire individualmente tutti i loro avversari e la Roma, già timida, che si mostra subito imprecisa negli appoggi e nelle azioni dei singoli. Collettivamente, i bianconeri fanno mucchio sul lato sinistro difensivo giallorosso, grazie a Pjanić e Higuaín che insieme a Sami Khedira che crea superiorità su Emerson, De Rossi (ancora una volta a sinistra) e Perotti che lavora troppo poco. Gli ospiti non hanno neanche modo di risalire il campo in velocità e presto arriva il gol del Pipita, che sfrutta in percussione anche due errori individuali proprio di De Rossi e Manōlas, saltati in modo davvero ingenuo.

UNO CONTRO TUTTI - I ritmi si abbassano ed emerge quello che potrebbe essere stato il piano partita della vigilia della Roma: isolare, a turno, i tre attaccanti per andare nell’uno contro uno (i due esterni) o per tenere alto il pallone di fisico (Džeko) e combinare con Nainggolan. I cross di Perotti arrivano però dalla trequarti e Gerson, pur contenendo Alex Sandro in fase difensiva subisce il mismatch fisico con l’ex Porto. Il possesso si accentua ma la zona in cui esso si fa farraginoso è fin troppo lontana dalla porta di Buffon.

PORTA ROTTA - L’ingresso di Mohamed Salah nel secondo tempo consegna in linea teorica alla Roma la possibilità di far uscire il pallone in profondità, ma la Juventus è preparata anche a questa evenienza grazie ai raddoppi interni di Claudio Marchisio, che non lasciano Alex Sandro uno contro uno con l’egiziano e gli permettono di proporsi con più costanza nella metà campo opposta. I padroni di casa continuano a mettere più energia dei loro avversari e vincono più duelli, mostrando maggiore compattezza anche dopo l’ingresso di un anarchico come Juan Cuadrado.

NIENTE PIÙ ZAVORRE - Nella Juventus Andrea Barzagli prende il posto di Stefan Lichtsteiner e va a destra in quello che in fase difensiva diventa un 4-4-2, nella Roma De Rossi chiede il cambio e al suo posto entra Stephan El Shaarawy, che diventa la seconda punta con Nainggolan che scala in mediana. Il belga non è al meglio e la soluzione è indubbiamente rischiosa, ma libera da ogni zavorra mentale i giallorossi, che attaccano con più effettivi e, finalmente, aggrediscono con veemenza il possesso palla basso della Juventus: proprio grazie a un pallone recuperato arriva l’occasione sprecata da Diego Perotti. Per aumentare le possibilità di risalire il campo, Allegri inserisce la qualità di Paulo Dybala ma non rinuncia alla forza di Mario Mandžukić, richiamando Gonzalo Higuaín, mentre un nuovo infortunio, quello di Manōlas, forza il terzo cambio di Spalletti, che aggiunge energie offensive mandando in campo Bruno Peres e spostando Rüdiger al centro insieme a Fazio. Il tempo però è poco, le energie pure e Buffon non corre più pericoli.

TROPPO TARDI - La chiave della gara diventa dunque un avvio abbastanza inspiegabile, troppo timido di fronte alla comunque forte pressione della Juventus. La seconda parte di entrambe le frazioni ha dimostrato come si sarebbe potuto tenere il campo anche osando un po’ di più, specie nell’aggressione ai portatori di palla avversari. La scelta di Gerson non convince neanche dopo la spiegazione del tecnico: mandare in campo un diciottenne catapultato da un altro calcio dopo una sola presenza da titolare in campionato per frenare l’impatto fisico avversario forse non sembrava la scelta più indicata.