Scacco Matto - Fiorentina-Roma 1-2

 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 6463 volte
Scacco Matto - Fiorentina-Roma 1-2

Per il match che vale il primato contro la Fiorentina, Rudi Garcia fa una scelta apparentemente sorprendente: con Iago Falque fuori, Alessandro Florenzi fa il terzino e ai fianchi di Edin Dzeko si posizionano Mohamed Salah e Gervinho, in un assetto apparentemente squilibrato che già aveva dato i suoi frutti, per così dire, nell’1-1 di inizio campionato al Bentegodi contro il Verona. Paulo Sousa risponde col suo classico 3-4-2-1, ma sulla linea di centrocampo, con Marcos Alonso indisponibile, agisce Federico Bernardeschi, con Jakub Blaszczykowski dall’altra parte e Borja Valero e Josip Ilicic alle spalle di Nikola Kalinic. 

La gara inizia con la Roma che cerca di esercitare pressing sul possesso di palla della Fiorentina: Nainggolan e Pjanic si accoppiano a Vecino e Badelj per limitare la costruzione di gioco dei viola e gli attaccanti giallorossi aggrediscono i difensori viola che si scambiano il pallone per portarli al lancio lungo. Quando in possesso di palla, la squadra ospite alza tutto il blocco e impiega meno di 7 minuti per far fruttare il dispositivo: Florenzi recupera palla su un passaggio in verticale di Astori anticipando il rientro di Borja Valero, sulla prosecuzione dell’azione Nainggolan arpiona un pallone non controllato da Vecino, retrocesso al limite dell’area per aiutare Astori, e uno scambio tra Pjanic e Salah libera al tiro l’egiziano che fa 1-0. I minuti successivi al vantaggio sono esplorativi per la Roma, che continua ad aggredire per vedere se è possibile sfruttare il momento ma che poi rimette la spada nel fodero, iniziando la sua gara di attesa. In questo senso è fondamentale l’atteggiamento di Gervinho e Salah, che abbondano nei rientri aiutando il terzino di riferimento e permettendo di pareggiare il possibile confronto numerico con esterno e trequartista avversario. C’è comunque un difetto nella strategia romanista: la linea difensiva è alta, ma la mancanza di pressione sul primo portatore di palla la espone comunque a pericoli, specie se non è sempre ordinata, come nell’occasione in cui Kalinic ha la palla del pareggio su un lancio di Gonzalo Rodriguez, con Rüdiger che sbaglia il posizionamento e tiene in gioco il suo avversario, che lo grazia non calibrando bene il pallonetto su Szczesny. La Fiorentina non approfondisce però la soluzione e preferisce manovrare dal basso palla a terra, cercando uno dei due esterni o uno dei due trequartisti, facendo però il gioco della Roma che con Salah e Gervinho ormai terzini aggiunti di una linea a 6, non deve far altro che non commettere errori individuali. E attendere il momento giusto per colpire: sull’uscita da un calcio d’angolo per i padroni di casa, Roncaglia perde totalmente il controllo di Gervinho lasciandolo senza opposizione nella propria metà campo e quindi in posizione regolare, Florenzi lo imbocca e l’ivoriano segna il 2-0 approfittando dell’intera metà campo avversaria da percorrere in solitudine. L’infortunio di De Rossi costringe Garcia a spendere il suo primo cambio inserendo William Vainqueur, che ricopre esattamente le stesse funzioni del compagno. Nel finale di tempo la Fiorentina prova una sfuriata, che apre spazi per sua fortuna non sfruttati dalla Roma e genera solo un’occasione, un tiro dalla distanza di Vecino respinto da Szczesny.

Nel secondo tempo la Roma accentua ulteriormente il suo atteggiamento passivo: la linea arretrata a 6 si vede ancora più spesso ed è più bassa di diversi metri. In queste condizioni diventa difficile ipotizzare di ribaltare l’azione, ma ecco che entra in gioco Edin Dzeko: il bosniaco, poco sfruttato nel primo tempo, diventa bersaglio di tantissime giocate lunghe dei difendenti giallorossi e il suo lavoro in gioco aereo diventa fondamentale per non farsi schiacciare dagli attacchi della Fiorentina, che aumentano in numero e in intensità. Con i difensori laterali, Astori e Roncaglia, unici uomini liberi dalla morsa, la manovra della Fiorentina resta però troppo farraginosa e passibile di ripartenza, a cui la Roma non rinuncia sfiorando anche il 3-0 con il salvataggio di Bernardeschi su Pjanic, i difensori giallorossi continuano a non sbagliare e Paulo Sousa deve provare a cambiare il match dalla panchina. Entrano Giuseppe Rossi e Matias Fernandez per Badelj e Blaszczykowski: l’attaccante affianca Ilicic dietro a Kalinic con Borja Valero a centrocampo, mentre il cileno prende il posto del polacco nello scacchiere oltre che a referto. La mossa poco fa se non aumentare la qualità a disposizione del reparto offensivo, che paga il suo unico dividendo nella giocata di prima di Rossi che manda Bernardeschi al tiro, parato da Szczesny. La linea più bassa della Roma permette una maggiore copertura sui lanci lunghi e Kalinic esce sconfitto in praticamente tutti i duelli contro Manolas, Szczesny comincia a perdere tempo sia in modo lecito (ritardando il più possibile la presa del pallone con le mani) che non e ci si mette anche un po’ di sfortuna con un tiro dal limite di Borja Valero respinto involontariamente da Rossi. Solo il fattore atletico porta Garcia a operare cambi: restano però in campo i tre davanti, con Pjanic che lascia il posto a Torosidis e Florenzi che sale di una linea, mentre dall’altra parte Paulo Sousa si gioca il tutto per tutto con Babacar per Gonzalo Rodriguez e i nuovi assetti danno una scossa alla partita. Con due punte e maggiore fisicità la Fiorentina torna dopo tempo immemore a disordinare la difesa della Roma, con gli errori simultanei di Vainqueur in uscita, di Digne a tenere la linea e di Rüdiger nella scelta in marcatura che permettono a Kalinic di presentarsi solo davanti a Szczesny su una palla di Ilicic e di divorarsi il gol del 2-1. Subentra anche il fattore mentale, riemergono alcune difficoltà di lettura già viste a Leverkusen e Salah viene espulso, complicando alla Roma un finale tutto sommato gestibile. Entra anche Gyömber per Gervinho e l’unico riferimento avanzato resta Dzeko, gli ultimi minuti vedono un classico assalto della Fiorentina che approfitta di uno scollamento delle linee per giocare palla dalla trequarti in zona centrale: prima Rossi favorisce l’azione di Babacar, poi Borja Valero serve il numero 30 che fa centro, ma non c’è più tempo.

La Roma dunque vince una partita molto ben interpretata in fase difensiva e ben letta da Garcia, in cui è riuscita a far valere la maggiore qualità del suo organico e in cui Gervinho e Salah hanno fatto la differenza sia dietro che davanti. Restano comunque margini di miglioramento in alcuni elementi e in un’organizzazione del reparto arretrato che deve ancora essere perfezionato.