Roma TV - Garcia: "Siamo ancora in corsa per tutto e alla pari con la Juventus". FOTO!

15.11.2014 14:45 di  Marco Rossi Mercanti   vedi letture
Fonte: Roma TV, Twitter
Roma TV - Garcia: "Siamo ancora in corsa per tutto e alla pari con la Juventus". FOTO!
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© foto di (Voce Giallo Rossa) - Twitter AS Roma

Alle ore 14 di oggi Roma TV ha trasmesso in esclusiva un'intervista realizzata a Rudi Garcia, tecnico della squadra capitolina. A riferirlo è un messaggio apparso sul profilo Twitter della Roma.

"Sono studi belli, sia Roma TV che Roma Radio. E' importante avere un canale tematico per una squadra, io sono il primo a non volere telecamere in campo ma voi siete bravi. E' un modo di funzionamento intelligente. A volte è importante sapere quello che vogliamo fare e non dare informazioni agli altri".

Sul suo libro.
"Quando ho pensato di farlo ho pensato che non ci fosse niente da scrivere ed invece abbiamo scritto quasi 300 pagine. Era il momento di guardare al passato, io sono un uomo del presente ma so anche che a volte tenere conto di quanto fatto in passato può essere interessante. La Roma è in corsa per tutto, siamo secondi in campionato. Se cancelliamo la gara di Torino siamo alla pari con la Juve, anche se rimane la favorita al titolo. La ciliegina sulla torta è la possibilità di passare il girone di Champions".

Sulla Champions.
"Nelle prime quattro giornate abbiamo giocato due volte col Bayern Monaco e una volta in casa del City, non mi aspettavo di essere secondo. Sapevo che la prima gara in casa sarebbe stato importante vincerla, lo abbiamo fatto e questi tre punti ora si sentono".

Primo bilancio.
"Il gioco è sempre lo stesso, ci appoggiamo su questo. Forse c'è solo il rimpianto del primo tempo col Napoli, forse quella partita si poteva pareggiare. A parte questo non ho rimpianti, nemmeno col Bayern. Abbiamo anche rischiato di pareggiare con Gervinho, poi c'è stato un crollo mentale ma dobbiamo migliorare, crescere, è importante. E' possibile fare qualcosa come superare il girone. E' un obiettivo molto alto, sapevamo che uscendo dalla quarta urna avremmo avuto un girone di ferro".

L'ambizione fa parte della sua storia.
"In Francia questo è stato visto come un difetto ma quando gioco a qualcosa lo faccio per vincere. Non cambierò mai questo aspetto".

"E' interessante tornare all'inizio della mia avventura qui, le cose erano difficili e vedere il lavoro fatto con i giocatori ci fa sentire fieri. Il futuro è da scrivere e penso che sia sempre meglio guardare davanti".

Sabatini.
"E' una persona speciale, è psicologo, intelligente e intuitivo. Anche io lo sono, anche se non parlavo la lingua e Massara faceva da traduttore, ci siamo capiti e sentivo che tra noi la porta era aperta. Mi piacciono le sfide". 

Le piace chi parte dal basso.
"E' interessante crescere nelle difficoltà ma con la speranza, quando uno ha una passione, può riuscire a trovare la strada giusta con ambizione. Non dimentico che abbiamo bisogno degli altri, ci sono persone che mi hanno aiutato prendendomi. Non lo dimentico, bisogna sempre ricordare dove eravamo".

"C'è un Garcia in privato che è diverso da quello che conosce la gente. Sono una persona normale, amo la famiglia e mi piace fare scherzi con gli amici. Questo può essere positivo e negativo, può essere anche usato in modo cattivo e non mi piace. Con internet è pericoloso, non mi dà fastidio vedere questa cosa (il video in cui suona la chitarra, ndr) ma l'ultilizzo che possono farne i media. Ma dopo è carino sentire De Rossi dire che pensava fosse arrivato un chitarrista e invece è arrivato un allenatore".

Pallotta.
"Il presidente è uno che si prende cura degli altri, una persona normale e abbordabile. Mi è piaciuto andare a New York per vederlo la prima volta. Ho trovato una persona aperta e si vedeva che in società sono tutti amici con questa passione di rendere forte la Roma".

Sulla tattica.
"Bisogna avere giocatori che danno segnale del pressing, poi arrivano tutti. E' difficile per l'avversaio uscire con la palla in modo tranquillo. E se guadagniamo la palla nel campo avversario possiamo arrivare in porta con pochi passaggi. Manolas e Cole hanno subito capito che quando attacchiamo non voglio che aspettino indietro ma che assumano una posizione per prendere subito la palla. Quando siamo in grado di guadagnare la palla a 35 metri dalla porta avversaria ci possiamo arrivare subito. Chiedo percussioni quando ci sono spazi con la qualità dei miei giocatori sotto porta. I consigli devono essere chiari, quando è arrivato Yanga-Mbiwa avevamo avuto solo due giorni prima delle gara ed era come se giocassero insieme da sempre. Possesso palla? E' fatto per trovare spazi per attaccare, quando l'avversario fa molta densità in mezzo bisogna allagare il gioco e avere tanti giocatori vicini per palleggiare. Poi trovare spazi per attaccare. Gli inserimenti sono importanti. Cerchiamo spazi e quando siamo tutti nel campo avversario non dobbiamo tornare indietro per difendere. Giochiamo sullo stancare l'avversario anche mentalmente, è difficile correre sempre dietro alla palla. Fuori casa cerchiamo sempre di giocare come in casa. Non importa la posizione degli attaccanti ma che quelli sulle fasce attacchino i terzini avversari. Poi abbiamo la qualità del contropiede. I ragazzi hanno capito che mettere densità in difesa dove c'è la palla è giusto. Quando abbiamo giocatori veloci come Gervinho e Iturbe possiamo andare direttamente in porta in contropiede, come l'anno scorso con l'Inter".

Gervinho.
"Non segna tanto ma fa tanti assist e il penultimo passaggio. Tre volte su quattro Gervinho è nell'azione offensiva quando segniamo. Possiamo avere campioni ma la relazione tra loro è fondamentale".

In questo momento prenderebbe la Roma o il Lille?
"Prendo la Roma, il Lille è sempre nel mio cuore ma ora è il presente. Ho fatto 11 anni a Lille e 6 da giocatore, è una parte del mio cuore ma il presente è la squadra giallorossa".

Col Lille giocava col 4-2-3-1. Questo e il 4-3-3 sono i suoi moduli preferiti?
"Si, anche con la Roma a partita in corso quando dobbiamo mettere in difficioltà l'avversario con Pjanic trequartista è facile cambiare modulo. E' un modo in più per vincere le partite. Ho usato poco la difesa a tre e più in corso di partita, era un tempo in cui pensavo che mettere un giocatore in più in difesa dopo il vantaggio ti dà più sicurezza. Ma fa solo in modo di mettere più giocatori avversari nella tua metà campo. Ora maturando ho capito che bisogna mettere uomini a fare pressing per evitare il pareggio dell'avversario".

Un giorno le piacerebbe allenare la Francia?
"E' un altro mestiere il CT, anche se non lo conosco ho avuto l'opportunità di parlare con alcuni di loro. Non sei con la tua squadra ogni giorno, hai poco tempo. Per il momento non è nella mia mentalità lavorare così. Forse un giorno quando avrò bisogno di riprendere il fiato un anno senza allenare o come CT può essere buono per allentare la pressione".

Il presidente del Lille?
Era un personaggio importante, è l’unico presidente che ha vinto la Champions in Francia. Lo ha vinto contro il Milan. Ero sul suo aereo privato e l’ho conosciuto così la prima volta. Poi mi ha fatto andare a vedere il Marsiglia, un pubbilco molto caldo. Ho guardato la partita, ci siamo messi d’accordo e mentre ero in macchina un giornalista mi ha chiamato dicendomi che era saltato tutto".

Con la Roma vicenda un po' contraria.
"Il sale della vita è che le opportunità si fanno sugli incontri. Ero curioso di vedere i dirigenti romanisti. Ero tranquillo perché avevo un anno di contratto col Lille. Stavo riflettendo, potevo continuare al Lille, trovare un progetto interessante come la Roma o fare il commentatore per un anno che è una cosa che mi piace. Se non avessi fatto l’allenatore il giornalista era una cosa interessante".

Le piace che in una squadra ci siano diverse nazionalità?
"Penso che la società dovrebbe prendere esempio dal calcio e dallo sport. Se c’è una cosa in cui non guardiamo il colore della pelle o le abitudini è lo sport. Lo sport è fantastico in questa cosa. Bisogna solo sapere se un giocatore è forte o meno.N on parlo delle cose brutte: i cori razzisti vanno cancellati per sempre. I giocatori tra loro si rispettano ed è un piacere vederlo".

Ha mai fatto discorsi alla Al Pacino?
"Nel corso della stagione servono in momenti forti, il lato intuitivo di un allenatore è sapere cosa dire e in che momento. Ci sono passate cose importanti, sia lo scorso che quest'anno. Poi a volte bisogna dire delle cose all’esterno e quest’anno sono state dette cose importanti e in un determinato momento

I tifosi?
"E’ una domanda di attualità. Sono andato in settimana a Tor Vergata e l’accoglienza mi ha caricato, facendomi riflettere. Parliamo di ambiente Roma come un fantasma, come fossero cani o gatti, il vero ambiente è quello che ho trovato a Tor Vergata con tutti quei tifosi. Credono nella squadra e ci danno la carica. Dopo le partite con il Bayern, in tutte le partite all’Olimpico e fuori casa, abbiamo avuto il piacere di avere una tifoseria unica. Già l’ho detto alla squadra che dobbiamo festeggiare qualcosa con i tifosi, speriamo già da quest’anno".

Sulla frase “In nome di mio padre” nel libro?
"Mi serve, mi dà la carica. So che vede le cose dall’alto e mi dà soddisfazione dare ogni giorno il meglio anche per lui".

 

 

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